La Federazione Italiana Gioco Calcio (FIGC) ha lanciato e promosso il Progetto Rete!, ideato per sfruttare le qualità proprie di uno sport come il Calcio per favorire i processi di integrazione ed inclusione sociale all’interno dei centri di accoglienza della rete territoriale SPRAR presenti in tutta Italia. Dal pallone, insomma, la FIGC è persuasa di poter ricavare nuova energia da mettere a disposizione di un lavoro di grande significato: l’energia del gioco e del divertimento, infatti, possono diventare motore di integrazione e veicolo di benessere, nonché mezzo fondamentale di aggregazione per l’abbattimento di barriere altrimenti difficili da erodere.

Rete!: nuova energia per l’integrazione

Il Progetto Rete! è stato pensato in modo particolare per i minori stranieri non accompagnati, oppure neo-maggiorenni (tra i sedici ed i diciannove anni) che si trovano proprio all’interno degli SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) e che necessitano di protezione internazionale. Due potenziali pilastri dell’integrazione vengono dunque a unire le forze per cercare sinergie oltremodo fondamentali in questo momento: gli SPRAR da una parte, vera e propria ossatura dell’accoglienza nel nostro paese; la FIGC e il mondo del pallone dall’altra, custodi di una cultura che da decenni è entrata con forza nel DNA italiano.

La terza edizione del Progetto Rete! è stata presentata oggi a Palermo nel corso di una conferenza stampa in cui sono intervenuti Michele Uva, Direttore Generale FIGC, Luigi Ciarrocchi, in rappresentanza di Eni (Top Sponsor della FIGC e Sponsor dei Centri federali territoriali), Vito Tisci e Vito Di Gioia, rispettivamente presidente e segretario del Settore Giovanile e Scolastico, Emanuele Caroppo, Professore Università Cattolica del Sacro Cuore e Membro della Commissione per l’Attività Scolastica  della FIGC. La sua realizzazione è stata possibile grazie alla collaborazione tra il Settore Giovanile e Scolastico della FIGC e lo SPRAR, con il sostegno del Sottosegretario al Ministero degli Interni, l’Onorevole Domenico Manzione.

progetto rete presentazione palermo

Luigi Ciarrocchi, Eni

Cosa si è già fatto e cosa si farà

Fino a questo momento, ossia nel biennio delle prime due edizioni, il progetto ha coinvolto 516 ragazzi e creato 49 Progetti SPRAR sparsi su tutto il territorio nazionale. La terza edizione vede invece la partecipazione di 397 ragazzi provenienti da 30 Progetti SPRAR in 11 Regioni italiane (Basilicata, Calabria, Emilia Romagna, Lombardia, Molise, Piemonte, Puglia, Sicilia, Trentino, Umbria e Veneto). Questi ultimi, dal mese di marzo al mese di maggio, prenderanno parte ad una fase regionale che prevede una serie di attività sportive, educative e formative e saranno impegnati in un torneo di calcio a 7. Coloro che vinceranno le fasi locali potranno infine accedere alla fase finale che si svolgerà a maggio.

Il progetto prevede dunque di mettere in campo la piattaforma più coinvolgente e democratica che l’uomo abbia mai inventato: il gioco. Giocare significa porsi alla pari, di fronte alle stesse regole, con la medesima finalità: giocare significa contrapporsi per poi stringersi la mano, sfidarsi per esaltare l’uguaglianza dei singoli e delle squadre di fronte al medesimo pallone. Giocare significa confrontarsi con il sorriso sulle labbra: l’approdo al progetto Rete! è dunque la miglior conclusione di un sillogismo che la FIGC e gli SPRAR coinvolti stanno animando con merito. L’energia che potrebbe scaturirne è frutto di una reazione esogena in grado di esaltare un potenziale non sempre messo sufficientemente in luce all’interno del mondo dello sport.

Progetto Rete! presentato in occasione di Italia-Albania

Progetto Rete! presentato in occasione di Italia-Albania

Progetto Rete!: spazio alla ricerca scientifica

Il Progetto Rete! prevede anche uno spazio per l’approfondimento scientifico, di cui si occupa l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Grazie ad esso è possibile cercare di identificare e valutare le modalità attraverso le quali il calcio può essere utilizzato per muoversi in contesti di maggiore vulnerabilità e predisposizione al disagio psichico, tutte condizioni che possono essere tipiche in soggetti richiedenti asilo e rifugiati. L’obiettivo finale dovrebbe essere quello di comprendere come il calcio possa rappresentare un veicolo di integrazione sociale e come possa influenzare il livello di benessere e felicità nei giovani che lo praticano.

La ricerca potrebbe consentire una maggior comprensione di quelle dinamiche (ampiamente note ma non sempre facilmente comprensibili) che veicolano i fenomeni di aggregazione sociale attraverso il gioco. Secondo i primi riscontri, infatti, la fiducia nel gioco come veicolo di integrazione è già molto alta tra i ragazzi intervistati, ma aumenta ulteriormente dopo essersi messi alla prova sul campo. Saranno le interviste esplorative e la statistica ad offrire i giusti benchmark del progetto: se gli obiettivi della FIGC saranno raggiunti, l’integrazione avrà un veicolo in più a disposizione.

Il pallone, spiegano i ragazzi con le proprie risposte, “può contribuire ad abbattere le barriere socio-culturali”, ma non solo: può migliorare il benessere personale, può aumentare la propria felicità, può diminuire la solitudine e può alimentare la sensazione di libertà. Chiunque sia stato bambino ben conosce l’adrenalina che può suscitare la vista di un pallone: questa energia può ora essere messa al servizio di un obiettivo sociale e di una priorità nazionale.