Carlo Tavecchio nuovo presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio. Nonostante le frasi razziste e le distanze prese da diverse società calcistiche, l’attuale massimo dirigente della Lega Nazionale Dilettanti è ancora pienamente in corsa per ottenere la “promozione” e mettersi al timone della Figc, con tanta pace dei vari Optì Pogba e dei suoi illustri detrattori. Ma come è possibile una cosa del genere? Semplice, il meccanismo che porta all’elezione del nuovo presidente federale è tanto complesso quanto astruso da permettere, a Tavecchio, di vincere. Ecco, nel dettaglio, come avviene l’elezione.

Il presidente viene scelto dall’assemblea federale che è composta da 309 delegati. I voti espressi però, sono 516 e sono calcolati secondo una tabella stabilita dal regolamento elettorale emanato dal Consiglio federale. Rappresentate in assemblea sono le sette leghe che formano la Figc: Lega di Serie A, Lega di Serie B, Lega Dilettanti, Lega Pro, Associazione arbitri, Calciatori e Allenatori. C’è differenza anche sul numero di delegati e voti che spettano a ciascuna lega. Quelli per il candidato della Lega nazionale dilettanti devono rappresentare il 34%, i voti spettanti ai Delegati delle Leghe professionistiche (Serie A, Serie B, Lega Pro) devono rappresentare complessivamente il 34%, ai calciatori il 20%, agli allenatori il 10% e agli arbitri il restante 2%.

Per essere eletto subito al primo scrutinio, il candidato deve ottenere tre quarti dei voti validi; poi si passa ai due terzi del secondo scrutinio e alla metà più uno al terzo. Se si dovesse arrivare al quarto scrutinio, in corsa ci sarebbero i due più votati nel caso si arrivasse al quarto scrutinio. Il voto è previsto per l’11 agosto. Come si evince, Tavecchio ha l’appoggio sicuro della Lega Nazionale Dilettanti e di alcune parti delle Leghe professionistiche (in particolari modo la Lega di Serie B). Motivo per il quale il 75% del primo turno sembra impossibile, ma il 66% del secondo è ampiamente alla sua portata.

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