In vista della doppia sfida della Nazionale italiana contro Malta e Bulgaria, rispettivamente al Franchi di Firenze e al Barbera di Palermo per le qualificazioni agli Europei di Francia 2016, l’ex ct dell’Italia Claudio Prandelli ai microfoni si Radio Anch’io Sport ha rilasciato una lunga intervista nella quale non vede un futuro esattamente roseo per la nazionale azzurra.

I club hanno troppo potere, hanno interessi esclusivamente economici, non sportivi e quindi io sono molto pessimista. L’ho detto 4 anni fa, l’ho provato e vissuto sulla mia pelle, interessa solo quando ci sono gli Europei e i Mondiali, il cammino e la programmazione non c’è, non c’è la voglia di risanare questo calcio che è malato perché se non riusciamo a produrre i nostri giocatori e vedere i giovani giocare, con tanti stranieri vuol dire che qualche problema ce lo abbiamo. Futuro? C’è difficoltà a vederlo. Un futuro puoi vederlo quando i nostri ragazzi crescono, se hai una programmazione di 4-8 anni allora vedi un futuro” le testuali parole di Prandelli.

Un’ipotesi di “pars costruens” come soluzioni al problema potrebbe essere indicata dalla Germania: “Se tutti pensassero che la squadra più importante in Italia sia la Nazionale avremmo risolto i problemi, si potrebbe programmare il futuro con le società, come in Germania“. L’ex ct ha poi commentato la situazione di Antonio Conte. “Non puoi dire di no alla nazionale, quando mi ha chiamato Abete in un secondo ho detto si, non puoi rifiutare la nazionale, è una responsabilità, se hanno intravisto in te la figura importante lo devi fare, Conte sa le difficoltà che andrà ad incontrare però sono anche grandi sfide, meravigliose, l’augurio che posso fare è che possano trovare maggiore collaborazione con la Lega“.

Inevitabile il riferimento di Prandelli al periodo dei Mondiali in Brasile e delle sue dimissioni. “In Brasile mi sono assunto tutte le responsabilità, soprattutto le mie, perché l’impianto tecnico non ha funzionato, non un giocatore o un reparto: se col Costa Rica non riusciamo a creare occasioni da gol vuol dire che l’impianto tecnico non ha funzionato anche se con l’Inghilterra invece aveva funzionato benissimo“.

Poi, ancora sul passato e sulla sua esperienza personale in azzurro: “Potendo tornare indietro, non so se mi dimetterei. C’era una situazione particolare, il presidente Abete ha vissuto momenti impegnativi, io sono legato in maniera straordinaria a questa persona e mi sembrava giusto assumermi tutte le mie responsabilità, in quel momento mi sentivo responsabile della situazione tecnica“, e aggiunge: “Sono stati 4 anni meravigliosi, indimenticabili. La nazionale è qualcosa che va al di là di tutto. Dopo il mondiale ho ricevuto tantissime proposte, tutte all’estero e le sto valutando, senza fretta come ho fatto con il Galatasaray, senza l’ansia di tornare velocemente, ma ho voglia di tornare e molte motivazioni“.