Le parole con cui il commissario tecnico della nazionale italiana, Cesare Prandelli, ha lasciato intendere che la sua avventura in azzurro potrebbe chiudersi dopo il Mondiale del prossimo giugno, hanno immediatamente scatenato la corsa alla successione. C’è chi fa il nome di Roberto Mancini, il più vincente degli allenatori italiani attualmente a spasso, e chi quello di Luciano Spalletti, che per una chiamata della FIGC sarebbe disposto a salutare immediatamente la sua ricca, ma non fortunatissima, panchina pietroburghese. E c’è chi, senza troppi giri di parole, si candida direttamente alla corona, come Massimiliano Allegri (foto by InfoPhoto):

Per tutti gli allenatori il sogno, il desiderio e l’ambizione finale è quella di sedersi un giorno sulla panchina della nazionale del proprio paese, e dunque lo è anche per me. Ora sono al Milan e sono contento, la nazionale ha un ottimo cittì e rimaniamo tutti sulla propria panchina. Comunque ambisco alla nazionale, che sia ora, tra cinque anni o tra dieci, mi piacerebbe molto allenarla

Dice bene, Allegri, ogni allenatore vede nella panchina della nazionale il compimento della propria carriera, l’approdo più desiderabile e definitivo. E non c’è nulla di strano se anche lui la pensa così. Molto più strano è che abbia detto espressamente che gli piacerebbe farlo “ora, tra cinque anni o tra dieci”. Ora, cioè a giugno, quando scadrà il contratto di Prandelli, sì, ma anche il suo.

Un’autocandidatura lievemente sospetta, insomma, facilmente confondibile con un pungolo per i vertici di via Turati. Si è parlato molto dell’apprezzamento di Galliani per Prandelli, e forse è proprio per questo che Allegri è stato così esplicito. Si profila uno scambio di panchine tra nazionale e Milan. Oppure un rinnovo biennale per il livornese.