Ci sono tante domande, ma una su tutte bisogna porsela: è sufficiente una debacle sportiva per forzare tanto la mano e costringere Cesare Prandelli alle dimissioni? La risposta potrebbe essere ovvia: “Sì”. No, non è così. L’ormai ex commissario tecnico della nazionale italiana ha deciso di rassegnare le proprie dimissioni, irrevocabili, per una serie di motivi. Certo, al centro di tutto c’è il fallimento sportivo, ma l’Inghilterra insegna che, nonostante un Mondiale pessimo, Roy Hodgson rimane sulla sua panchina. Motivo? Un progetto sportivo che proseguirà, nel tentativo ovviamente di migliorare.

Ma per Prandelli le cose sono diverse: mancata qualificazione agli ottavi di finale, ma anche rabbia per le accuse dei media sul suo stipendio e la sfiducia dei senatori dello spogliatoio nei suoi confronti. Dal capitano Buffon al romanista De Rossi, fino a Chiellini, Bonucci e così via. Le critiche rivolte a Prandelli dopo la sconfitta con l’Uruguay, per alcune scelte tattiche, sono pesate oltremodo. Inoltre i “vecchi” gli hanno anche rinfacciato d’aver puntato troppo su Mario Balotelli, che ha fallito clamorosamente, e d’aver convocato alcuni giocatori che non si sono dimostrati all’altezza. Uno su tutti, Antonio Cassano. Siamo finiti nel baratro ma come spesso accade, quando tocchi il fondo, non puoi fare altro che risalire.

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