Il trito luogo comune “tutto il mondo è paese” oltre ad essere uno dei modi di dire più beceri, se applicato all’imbecillità parasportiva di certi tifosi diventa un elemento di discussione davvero preoccupante. Il fatto che certa tifoseria abbia il denominatore comune della violenza a diverse latitudini non può far dormire sonni tranquilli a nessuno, anche in quei posti nei quali il sistema giustizia sembra funzionare. Sabato scorso 2 maggio in Polonia gli scontri tra gli ultras appartenenti ad opposte tifoserie hanno provocato la morte di un ragazzo di 27 anni, colpito al collo da un proiettile di gomma sparato da un agente della polizia di Knurow, la cittadina polacca che ospitava l’evento sportivo.

L’occasione era un match di quarta divisione del campionato polacco, in campo si affrontavano le squadre del Concordia e del Ruch Radzionkow. L’arbitro dell’incontro aveva sospeso la gara nel primo tempo a causa di un fitto lancio di sassi e petardi ed è proprio in quel preciso istante che è successa un’apocalisse con le opposte fazioni dei tifosi che hanno cominciato a prendersi d’assalto abbandonando a un certo punto le tribune e riversandosi anche sul rettangolo verde. È immediatamente intervenuta la polizia per separare le tifoserie e sedare gli scontri che però, nonostante l’intervento delle forze dell’ordine si sono protratti anche dopo la partita e al di fuori dello stadio, nei pressi dell’ospedale in cui era stato trasportato il tifoso colpito dal proiettile. Nel tentativo di placare gli scontri 14 agenti sono rimasti feriti.

Sono state pertanto aperte due inchieste separate su quanto accaduto a Knurow, una riguardante gli scontri all’interno dello stadio e un’altra su quelli che hanno coinvolto gli agenti di polizia che presidiavano l’ospedale e gli ultras del Concordia che cercavano di raggiungere il tifoso colpito a morte dal proiettile, sul quale si attende l’esame autoptico.