Mesi fa tutta la stampa sportiva italiana aveva risposto con ironia e un pizzico di sana indignazione anche un po’ campanilista all’esclusione di Gianluigi Buffon dalla lista dei 59 giocatori designati dalla rivista France Football a ricevere il Pallone d’Oro, ma ora la questione sta diventando francamente imbarazzante. Per la serie, quando le derive di un premio possono diventare farsa, poiché rilevare qualche anomalia e, persino, indignarsi per un’ingiustificata esclusione è un conto, boicottare addirittura un premio, ben altra cosa.

Ed è ciò che hanno deciso di fare proprio Buffon e il c.t. Antonio Conte, sulla linea però di una presa di posizione del vertice della Figc, ovvero di una protesta autentica messa in atto da Carlo Tavecchio. Una scelta o, meglio, una decisione che lascia alquanto perplessi per le dimensioni della cosa. Ovviamente, appare incomprensibile agli occhi di tutti l’aver selezionato i cinque nomi nelle nomination dei portieri non includendo il nostro Gigi nazionale, poiché se Neuer, Courtois e De Gea non si discutono, Bravo e Ospina considerati prima e meglio di Buffon è una bestemmia in piena regola.

L’assenza inoltre dalle nomination di Iker Casillas e Claudio Bravo, capitani di Spagna e Cile, è un’aggravante, certo, per coloro che hanno compilato queste benedette liste, ma ci si chiede se davvero il gioco valga la candela per far sì che vengano spese energie in inutili e sterili polemiche su chi sia più bravo di chi. Buffon e Conte non si sono pronunciati nel merito (non si sa se alla base ci sia una concreta base d’intesa con la Figc), e forse la loro decisione, visto il coinvolgimento diretto, da votanti, può essere comprensibile, ma che addirittura il presidente della Federcalcio si assuma una responsabilità del genere presentando una formale protesta, pare francamente una presa di posizione fuori registro.