Paul Pogba e il PSG, un caso ancora aperto. Si sbagliava di grosso chi pensava che la stangatiella rifilata al club parigino da parte dell’UEFA per violazione delle norme del fair play finanziario avesse definitivamente fatto tramontare l’ipotesi di una partenza della stellina francese della Juventus. La realtà è che, nonostante la maximulta e le limitazioni al mercato (niente aumento del tetto salariale, un solo acquisto possibile da massimo 60 milioni), il polpo bianconero resta in cima ai desiderata della società parigina, che sarebbe ben lieta di giocarsi il suo unico jolly proprio per il suo acquisto.

Sorride Beppe Marotta, anche se fa finta di niente: con quella plusvalenza mostruosa, la Juventus sistemerà i conti per le prossime stagioni e potrà accontentare Antonio Conte, intenzionato a porre un profondo rinnovamento della rosa come conditio sine qua non per la sua permanenza a Torino. Sorride il giocatore, che forse potrà lottare per traguardi più prestigiosi (per non parlare dell’ingaggio). E sorride anche la Roma, che vede allontanarsi l’insidia parigina dal suo gioiello bosniaco Miralem Pjanic.

Sorridono di meno tutti gli altri, a partire dalla nostra amica prediletta, la logica. L’obiettivo nascosto (mica tanto) che l’UEFA vuole raggiungere con il fair play finanziario è quello di scoraggiare l’immissione di camionate di petrodollari nel calcio europeo, e come minaccia sembra intenzionata a usare le multe. In pratica, per convincere gli sceicchi a non spendere, li fanno spendere. Come sanzionare un atleta dopato con una damigiana di urina contraffatta. Sai che deterrente.