Salta il banco. Per la decima volta nell’era Popovich gli Spurs – privi di Tony Parker e Kawhi Leonard – accedono alla finale di Conference. Espugnata Houston 114-75. Domenica affronterà l’imbattuta Golden State.

San Antonio di un altro pianeta

San Antonio fa subito affidamento a Gasol ed Aldridge. Sul fronte opposto Capela prova a guidare i compagni, ma sbatte contro una difesa d’acciaio. Al termine della prima frazione gli ospiti conducono quindi già 24-31. Ma è durante il secondo quarto che gli speroni dimostrano classe superiore. E con Mills in condizione sfavillante prendono il largo: al riposo lungo il tabellone recita 61-42 per gli Spurs. Al rientro in campo San Antonio continua a martellare gli avversari. Simmons neutralizza Harden e i padroni di casa non riescono mai ad entrare in partita. Quando, dopo un recupero di Green, Anderson e Murray confezionano un’alley hoop da “sballo”, la serata è pressoché pronta a dirsi archiviata. Il punteggio di 87-64 a fine terzo quarto cancella ogni speranza di rimonta. I giocatori di Mike d’Antoni gettano quasi subito la spugna e permettono agli avversari di dilagare. LaMarcus Aldridge conclude la sua prestazione migliore in postseason con 34 punti e 12 rimbalzi (16/26 dal campo).

Harden: “Mi assumo tutte le responsabilità”

10 punti che non rendono onore ad un talento come il suo. E’ senza dubbio Harden la grande delusione della sfida. “Le responsabilità di questa sconfitta cadono sulle mie spalle e me le assumo – le sue parole in conferenza stampa – ma per quanto sia duro perdere così gara-6, in casa, davanti al nostro pubblico, dobbiamo andare avanti”. “A volte la vita ti rifila un colpo dritto in faccia – il commento di Mike D’Antoni – e così è stato per noi stasera; forse la squadra ha risentito psicologicamente di una gara-5 che potevamo vincere e che invece ci è sfuggita ai supplementari”.