Tutto in una notte. Non sono bastate sei gare a Reggio Emilia e Sassari per stabilire chi delle due dovrà essere incoronata campione d’Italia: questa serie meravigliosa, la più esaltante di questi playoff basket 2015, si deciderà a gara 7, in programma questa sera alle 21.15. Ben cinque maxischermi sono stati approntati nel capoluogo sardo per quella che si presenta come una notte storica, comunque vada. Una finale imprevedibile, dal momento che nessuno avrebbe potuto pensare all’assenza della strafavorita Olimpia Milano, ma che non ha assolutamente tradito le attese, anzi: e di certo si può già dire che chiunque riuscirà a spuntarla, tra Grissin Bon e Banco di Sardegna, si sarà alla fine meritato di salire sul trono d’Italia per la prima volta nella sua storia.

Se non esiste una squadra più degna dell’altra, sicuramente ne esiste una che, in caso di mancato successo, si mangerà con più voracità le mani. Reggio Emilia era scappata avanti per 2-0 nella serie, e poi era riuscita ad aggiudicarsi una drammatica gara 5, molto spesso pivotal game in una serie al meglio delle sette; infine, in quel capolavoro agonistico che è stata gara 6, due giorni fa, ha sprecato più volte l’occasione di espugnare il PalaSerradimigni, salvo poi arrendersi alle classiche triple fuori dai giochi di Logan e Dyson. E’ Sassari, dunque, che arriva a questa gara 7 nelle migliori condizioni psicologiche. Inoltre, è ormai nota la propensione degli uomini di Sacchetti a esaltarsi quando non c’è più un domani, nel qui e ora: e una gara 7 non è altro che una finale secca. D’altra parte, è anche vero che, fatto salvo il killer instinct di Sassari, Reggio Emilia si è dimostrata squadra superiore nell’arco di questa serie, più organizzata e dotata di un gioco più convincente e meno sensibile alle lune dei suoi tiratori. Inoltre va detto che, fino a questo momento, il fattore campo è stato decisivo.

E alla fine, crediamo che i due grandi fattori saranno stanchezza ed esperienza. Reggio Emilia è più corta e meno atletica di Sassari; d’altra parte, è forte di due superveterani come Kaukenas e Lavrinovic, che di trofei ne hanno vinti giusto un paio.