Parafrasando un celebre motto leoniano, quando una squadra con un allenatore e con un gioco incontra una squadra senza un allenatore e senza un gioco, la squadra senza allenatore e senza un gioco è una squadra morta. Questa potrebbe essere la sintesi di gara-4 tra Sassari e Milano, che ha visto la Dinamo di Meo Sacchetti mangiarsi ancora una volta l’EA7 di Luca Banchi (80-67) e portarsi così sul 3-1 nella semifinale dei playoff basket 2015; ma, in generale, potrebbe essere la sintesi dell’intera serie. Perché sarà anche vero che qualche ragione a lamentarsi delle direzioni arbitrali Milano ce l’ha – incredibile il diverso trattamento riservato alle proteste (esagerate e fuori luogo) di Alessandro Gentile e Daniel Hackett, e al cazzotto in faccia rifilato da Edgar Sosa a Bruno Cerella, tanto per fare l’esempio più semplice (ma anche il 33-20 nei falli fischiati urla vendetta) – ma la vera differenza la stanno facendo la solidità mentale dei sardi, forti di un’identità di squadra ben precisa, a cui fa da contrappeso l’anarchia isterica dei campioni milanesi.

Basti vedere come si è dipanata gara-4. Ancora una volta, come negli altri successi di Sassari in questa serie, il match è stato più che equilibrato fino all’inizio del quarto quarto. Se Milano ha dalla sua più forza fisica, più talento e più profondità nel roster (anche se le prestazioni dei rispettivi backup farebbero pensare il contrario), Sassari prevale sotto il profilo dell’atletismo e della continuità. Inoltre, mentre l’EA7 è sempre simile a se stessa, il Banco di Sardegna ha dato ampia prova di sapersi adattare a ciò che gli offre la partita, correggendo gli errori e suturando le falle emerse nel match precedente. Al contrario, Banchi non ha ancora capito come fermare le penetrazioni degli esterni avversari: Brooks, Dyson e Sosa risultano sempre immarcabili, e il solo Moss (peraltro discontinuo in attacco come sempre quest’anno) non basta ad arginarli. E poi c’è David Logan. Ancora una volta, il veterano ha fatto scena muta in attacco per gran parte dell’incontro: poi, all’improvviso, ha firmato la fiammata che è valsa la partita, con un 6-0 a inizio quarto periodo che ha stroncato Milano. Che, come al solito, negli ultimi 10′ non ha trovato altra soluzione che affidare le chiavi della città a Sandro Gentile, straordinario quanto vuoi ma pur sempre impossibilitato a vincere da solo contro cinque. Ci si mette anche Banchi, regalando troppi minuti nel momento decisivo a un Linas Kleiza al limite del provocatorio, e relegando Samuels (peraltro in grande difficoltà su Lawal) in fondo alla panchina. Dulcis in fundo, Daniel Hackett impazzisce nei minuti finali: scenata isterica che gli costa espulsione e due giornate di squalifica. Sassari sogna, Milano sprofonda. Sabato l’ultimo appello al Mediolanum Forum, ma l’impressione è che tutti i buoi siano fuggiti a gambe levate.