Alessandro Gentile l’aveva urlato in faccia al PalaSerradimigni in festa negli ultimi minuti di gara-4: non è ancora finita. Una promessa, ancor prima che una minaccia. Cinque giorni fa ci credeva solo lui, ma la sua determinazione è stata evidentemente contagiosa: l’Olimpia Milano ha completato la rimonta sulla Dinamo Sassari (67-74), bissando il successo di sabato in gara-5 anche ieri sera in Sardegna, al termine di un match praticamente identico come modalità di svolgimento, con la Dinamo capace di scappare ben oltre la doppia cifra di vantaggio nel primo tempo, salvo poi venir travolta dalla marea biancorossa negli ultimi due parziali. Un successo pesantissimo, reso ancora più epico dalle assenze di Hackett (impazzito di gioia alla sirena, domani ci sarà anche lui), Elegar e un Brooks acciaccato.

Se sabato erano state le prodigiose percentuali da tre punti a consentire la fuga sassarese (irreale 10/14 dai 6,75 nei primi due periodi), ieri sera è stata l’aggressività difensiva, unita a un’innegabile propensione a trovare i fischi arbitrali. Al 20′ la voce tiri liberi recita: 20 Sassari, 6 Milano, una differenza abissale che non può essere spiegata soltanto con l’abilità degli esterni di Sacchetti di battere puntualmente i difensori avversari sul primo passo. Non è un caso che, sistemato il metro arbitrale nell’intervallo, il match ha cambiato direzione. Partita brutta, caratterizzata da percentuali disastrose al tiro per entrambe le squadre, in particolar modo dalla lunga distanza: 2/16 per il Banco di Sardegna, 4/23 per l’EA7, per un 15% complessivo che si commenta da solo. Sassari scappa subito sul 15-5, Gentile e Samuels provano a ricucire lo strappo, ma l’attacco milanese è poco fluido, mentre dall’altra parte David Logan detta legge. Nel secondo periodo Lawal guida i suoi al break di 11-0 che sembra tagliare le gambe a Milano, sprofondata a -14 esattamente come sabato sera, ma prima dell’intervallo lungo 7 punti in fila di MarShon Brooks, mai così coinvolto in questi playoff, riportano l’Olimpia a -7.

Ancora una volta, è Milano che rientra dagli spogliatoi con la faccia feroce del suo capitano, un Alessandro Gentile in missione per conto di Dio. Il numero 5 carica di falli gli avversari, prende 5 rimbalzi, è quasi infallibile dalla lunetta (7/8) e perfetto dal campo (3/3): 13 punti in un quarto, compreso un buzzer beater da stropicciarsi gli occhi che vale il +5 milanese al 30′. Quarto periodo, e l’Olimpia decide di azzannare al collo la preda: Samuels e Moss la lanciano sul +11, Brunito Cerella soffoca l’attacco sassarese, mentre sull’altro lato del campo Brooks e lo stesso Samardo regalano momenti di spettacolo puro con un paio di assist no look di puro genio. Si invertono i ruoli: se spesso Milano si era affidato all’uno contro uno di Gentile nell’ultimo periodo, ora è Sassari che si consegna alle penetrazioni di Dyson, peraltro in serata storta. L’ultimo strappo di Sosa e compagni vale il -6 a una trentina di secondi dal termine, ma è troppo tardi. Milano fa festa, il PalaSerradimigni assiste tra silenzi e qualche fischio, come se l’occasione della vita fosse appena scivolata via dalle mani. Attenzione però: domani è una finale, e le finali contro Milano le ha sempre vinte Sassari.