Subito dopo il pareggio contro il Frosinone, l’allenatore del Pisa, Gennaro Gattuso, sfoga tutta la sua frustrazione e amarezza ai microfoni di Sky Sport: «Non si vede nessuno e alla fine parlo più con chi si lamenta. Spesso parlo con i giocatori, non di calcio ma di altre situazioni. E non è mai una bella situazione. Mi sono stufato, ci sono davvero tanti di quei problemi che ogni giornata è difficile da affrontare».

L’ex centrocampista del Milan prosegue con il suo sfogo: «Io mi sono dato da fare e il percorso è davvero difficile. Un po’ di palestra la sto facendo, ma probabilmente non arriverò come mister Marino a 600 presenze. Mi ritirerò prima».

Gattuso continua a spiegare la difficile situazione che è costretto a vivere all’interno del Pisa: «Ci sono persone in grande difficoltà, persone per cui gli arretrati sono importanti. In questa situazione io non posso parlare di calcio giocato, e anzi devo far finta di non vedere, devo sopportare: ma del resto, non posso infierire, rimproverarli perché non fanno le cose alla perfezione. È gente che lavora senza contratto, e anche il mio staff non prende rimborsi spese da tempo: fino a quando può durare tutto questo?

Da mesi si parla di nuovi assetti societari, si fanno nomi, ma nel frattempo si lasciano i problemi lì, in attesa che qualcuno li risolva. Ci trattano come sprovveduti, ma io non sono così. Io mi sveglio al mattino e lo faccio con amore, e per questo mi sono pure scontrato con i giocatori, da due giorni sono muso a muso con loro. Non voglio sentire alibi da parte loro. Ma allo stesso tempo non posso permettermi di mettere il muso con i dipendenti, perché non voglio rovinare il rapporto con loro: senza il rapporto umano con loro non ha nessun senso continuare».
Le parole più dure, però, Gattuso le riserva per il presidente del Pisa, Peltroni: «Deve sistemare le cose: io sono disposto a sedermi a un tavolo e discutere 4-5 punti, di cui lui è perfettamente a conoscenza. Ma lo deve fare, altrimenti lui nello spogliatoio non ci mette più piede, perché devo morire io, mi devono portare via da lì dentro. Muoio io, e lui può entrare. Ma fino a quando sono vivo non entrerà nè lui nè nessuno: prima deve sistemare le cose da sistemare. Non può presentare tutti i giorni nuove persone e nuovi assetti societari: metta a posto i dipendenti senza contratto, metta a posto le pendenze coi giocatori, metta a posto tutte le cose di cui si parla e si scrive».

C’è una parte ancora più oscura, però, quella legata al calcioscommesse: «Lo dico anche a chi controlla: chi è che materialmente controlla il tutto? Sento parlare da tanti anni del problema delle scommesse: ebbene, chi controlla? Bisogna controllare! Perché poi succedono cose strane. Non basta parlare e fare comunicati. Ma la situazione è pesante: oggi non volevo preparare nemmeno la partita, perché non ce la fanno più, non mi ascoltano, cosa gli posso dire dal momento in cui non prendono lo stipendio?».

La conclusione del duro sfogo è tanto appassionata quanto amara: «Sabato giocheremo a porte chiuse, spero arrivino 20 mila persone a urlare da fuori dai cancelli. Qualcuno si dimentica che dobbiamo giocare ancora 37 partite: ma quanto possiamo continuare a reggere? Certe volte mi chiedo chi me lo fa fare: la passione fa fare tante cose inimmaginabili, ma le problematiche sono tante, metti una toppa e si apre una fontana. Non so come fare: non vorrei nemmeno sbroccare così, per non passare per quello che butta benzina sul fuoco. Ma bisogna essere chiari e obiettivi. Ora l’aspetto fondamentale sono i giocatori: non posso rompere gli equilibri coi ragazzi, non mi va di parlare ogni giorno di vicende extracalcistiche. Io do ragione ai ragazzi, ma bisogna intervenire in fretta. L’alternativa è andare a casa e non far scendere in campo i giocatori».