Alla vigilia della grande sfida di Champions League nella doppia semifinale che vede opposte Juventus e Real Madrid per la conquista di un biglietto di sola andata per Berlino, Andrea Pirlo confessandosi in una duplice intervista realizzata dalla Gazzetta dello Sport e da Tuttosport annuncia in maniera alquanto scioccante che potrebbe dire addio alla Juventus: “Andrei via dalla Juventus solo dopo aver alzato la coppa. Però prima di fare certi discorsi, bisogna vincerla“. Poi aggiunge: “Sì, però non per rimanere in Italia. Andrei all’estero perché ho ancora voglia di giocare. Ma ribadisco, solo se dovessimo vincere la Champions… e adesso la Champions non l’abbiamo vinta“.

É un Pirlo che dunque a 35 anni dopo aver trascorso una vita al Milan, dopo quattro anni di Juventus e dopo quattro scudetti vinti, ha ancora voglia di giocare e di vincere, ma altrove. Pone l’inalienabile condizione di non abbandonare casa Juve prima di aver sollevato la mitica “coppa con le orecchie” con i bianconeri, ultima condizione – ma indispensabile – per poter liberamente congedarsi da Torino e dall’Italia per vivere nuove avventure calcistiche e fare altre esperienze, ma la sua volontà ed esigenza di novità sembra irrefrenabile. E alla luce di nuovi campionati e nuovi ricchi mercati (Emirati Arabi, Turchia, Australia, India, Cina, Stati Uniti) non è detto che l’Andrea nazionale a stagione conclusa, Champions vinta o non vinta, non possa cedere alle lusinghe (anche milionarie) di queste realtà sportive altre, viste le insistenti proposte del recente passato. Difficile pensare oggettivamente a una Juve che possa o voglia trattenerlo, ora che Marchisio ha dimostrato ampiamente di poter esserne l’erede.

Intanto però si rimane con i piedi per terra poiché il big match dello Juventus Stadium contro i Galacticos merita tutta l’attenzione del caso e per ora Pirlo è lì a Vinovo che si allena con gli altri ragazzi pensando solo al Real e a come batterlo, lui che ritrova il suo grande maestro e mentore Carlo Ancelotti, compagno e condottiero di mille battaglie e mille vittorie, colui al quale il centrocampista juventina deve la svolta più importante della sua carriera di calciatore quando il tecnico di Reggiolo lo reinventò regista davanti alla difesa nel suo formidabile Milan.