Ricorre oggi il primo anniversario della morte di Pietro Mennea, uno dei più grandi velocisti europei della storia, scomparso il primo giorno di primavera del 2013 a causa di un male incurabile. Un atleta straordinario, capace di farsi spazio, a cavallo degli anni Settanta e Ottanta, tra i superatleti dell’Europa orientale e i grandi sprinter di colore del continente americano.

Due le imprese che sono rimaste scolpite nella storia dell’atletica leggera e nella memoria collettiva. La prima, datata 12 settembre 1979, vide Mennea fermare il cronometro sul 19’72” nei 200m piani corsi sulla pista di Città del Messico: ci vollero 17 anni perché Michael Johnson gli rubasse quell’incredibile record del mondo, che tuttora rimane la miglior prestazione europea sulla distanza. La seconda, un anno più tardi, ai Giochi di Mosca del 1980, quelli del boicottaggio americano: altra gara da leggenda e oro olimpico al collo, davanti al britannico Wells e al favorito giamaicano Don Quarrie.

Ma Mennea non è stato soltanto un uomo molto veloce. Dopo la sua straordinaria carriera, il barlettano si tolse lo sfizio di laurearsi in Scienze Politiche, in Giurisprudenza, in Scienze Motorie e in Lettere; ha scritto vari libri, ha insegnato all’università, ha svolto la professione di commercialista, è stato dirigente della Salernitana Calcio, è stato eurodeputato. Un uomo poliedrico, colto, curioso, che non ci stancheremo mai di ricordare.

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