Per certi versi, nella sua costante ricerca dell’imprevedibilità, Florentino Perez è diventato un uomo prevedibile. Il licenziamento incomprensibile di Carlo Ancelotti, adorato dallo spogliatoio del Real Madrid e in particolar modo dal totem Ronaldo, e l’avvento (altrettanto bizzarro) di Rafa Benitez, erano stati indicati sin da subito come mosse preparatorie per una rivoluzione ancora più radicale: affidare la panchina merengue a Zinedine Zidane, il più galactico dei galacticos, il simbolo della magnifica megalomania florentiniana, il “campione più amato” dal presidentissimo madrileno che presto o tardi tornerà in groppa a un unicorno per ripristinare l’ordine e la serenità nella turbolenta Casa Blanca.

Al momento, Zizou si sta facendo le ossa al Castilla, la squadra B del Real Madrid in quello che è il più tipico cursus honorum degli allenatori di Spagna (vedi, tra gli altri, Luis Enrique e Pep Guardiola). Ma il suo destino è quello di prendere in carico i senior, magari non da subito, probabilmente già dal prossimo giugno. Lo ha ammesso lo stesso Perez a Cadena Ser: “Adoro Zidane, è il giocatore che più ho ammirato, ancora oggi la gente mi ringrazia per averlo acquistato. Sarà un grande allenatore, lo si vede già, sta facendo passi da gigante e in un prossimo futuro siederà sicuramente sulla panchina del Real Madrid. Ma quel momento non è ancora arrivato“.

In effetti, questo è il momento per lui di difendere una sua scelta impopolare all’inizio come nel prosieguo, ovvero quella rispondente al nome di Rafa Benitez: “Lui non è un problema, è la soluzione del problema. Lo abbiamo scelto perché convinti che sia la persona idonea. Bisogna dargli il tempo necessario per lavorare e vedrete che le cose si sistemeranno. Benitez ha tutta la nostra fiducia“. E, a meno di clamorosi colpi di scena, fino a giugno sarà così: dopotutto la corsa per il titolo spagnolo è ancora aperta (il Real ha cinque punti in meno di Barcellona e Atletico) e in Champions League le cose sono andate bene. Poi la regola aurea di Perez la conosciamo: o Benitez vince qualcosa, preferibilmente la Coppa orecchiuta, o non avrà una seconda occasione.