Nei giorni di tormenta per il calcio italiano (la vicenda Lotito, il caso Parma, la “rivoluzione” in Lega Pro) attraversati da polemiche, accuse, giochi delle parti, sintomi di un malessere endemico e di un sistema sportivo che chiede di essere rivisto e corretto nelle sue istituzioni, giunge anche la bordata di Arrigo Sacchi che, intervenuto a Montecatini Terme alla consegna del premio Maestrelli, si è espresso apertis verbis sullo stato di salute dei settori giovanili del calcio italico.

Sacchi, che per quattro anni si è occupato del ramo giovanile in qualità di coordinatore della Federcalcio, non ha avuto certo mezze misure: “L’Italia è ormai senza dignità né orgoglio perché fa giocare troppi stranieri anche nelle Primavere: nei nostri settori giovanili ci sono troppi giocatori di colore“. Poi, cercando di correggere un po’ il tiro sull’esternazione dal sapore vagamente xenofobo ha precisato: “Non sono certo razzista e la mia storia di allenatore lo dimostra, a partire da Rijkaard, ma a guardare il torneo di Viareggio mi viene da dire che ci sono troppi giocatori di colore, anche nelle squadre Primavera. Il business ormai ha la meglio su tutto” rischiando però di peggiorare le cose. E nelle sue parole conclusive ha decisamente rincarato la dose: “L’Italia non ha dignità, non ha orgoglio: non è possibile vedere squadre con 15 stranieri“.

Raggiunto poi in serata dalla Gazzetta dello Sport, ha in parte ritrattato esprimendosi in toni più pacati: “Sono stato travisato, figuratevi se io sono razzista. Ho solo detto che ho visto una partita con una squadra che schierava 4 ragazzi di colore. La mia storia parla chiaro, ho sempre allenato squadre con diversi campioni di colore e ne ho fatti acquistare molti, sia a Milano che a Madrid. Volevo solo sottolineare che stiamo perdendo l’orgoglio e l’identità nazionale“.