Eravamo convinti che per uno come Alexandre Pato (foto by InfoPhoto), che a 17 anni veniva considerato il più luminoso diamante grezzo del calcio mondiale, venir rispedito in Brasile a soli 24 anni, come si fa coi vecchi rottami che in Europa non possono più giocare ad alti livelli, fosse il punto più basso raggiungibile dalla sua parabola. Errore. Dopo gli insulti pubblici di settembre (sulle vetrine di qualche negozio apparvero le scritte “Pato cuzao”, ovvero “Pato stronzo”), a dicembre la tifoseria del Corinthians, delusa tanto dal rendimento penoso dell’ex milanista (9 gol in 30 presenze) quanto dal suo atteggiamento indolente, lo aveva eletto a “Bidone dell’Anno”. Era questo il punto più basso? No, non era nemmeno questo.

Sabato scorso, un gruppo di ultras inferociti ha fatto irruzione al centro sportivo del Corinthians, armati di spranghe di ferro. L’obiettivo era proprio l’ex fidanzato di Barbara Berlusconi, al quale i delinquenti avevano intenzione di rompere le gambe. Fortunatamente, Pato è riuscito a scappare per tempo negli spogliatoi e a salvarsi dalla furia animalesca degli ultras. Ma, ovviamente, l’incredibile episodio non poteva restare senza conseguenze. Il giorno dopo Pato si rifiuta si scendere in campo contro il Ponte Preta (e i tifosi lo insultano), minacciando di coinvolgere gli altri colleghi in uno sciopero contro le condizioni di scarsa sicurezza in cui si trovano a vivere i calciatori in Brasile (e qui naturalmente ha ragione). E così, nonostante le smentite del procuratore Gilmar Veloz (“Pato non vuole andare via”), il club del Timao non ha potuto far altro che tentare di sistemare altrove il giocatore, che nel frattempo si era procurato una scorta personale. E ce l’ha fatta: questa notte, infatti, è stato raggiunto l’accordo con i rivali cittadini del San Paolo per lo scambio tra Pato e Jadson, con il primo che si trasferisce in prestito biennale nel club tricolore e il secondo che fa il percorso inverso. Fuggire con la folla che vuol farti la pelle: sì, mi sa che stavolta più in basso di così non si può andare.

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