Il presidente del Parma Calcio, Giampietro Manenti, è stato arrestato dalla Guardia di Finanza con l’accusa di reimpiego di capitali illeciti. La presa in custodia dell’attuale numero uno del club ducale è stata disposta su ordine della Procura di Roma.

Si chiude, dunque, nel peggiore dei modi l’epopea targata Manenti per il Parma, che prima non è scesa in campo per due giornate consecutive, alterando di fatto la regolarità del campionato di Serie A. E poi si è vista recapitare tra capo e collo questo nuovo, triste, messaggio: l’attuale patron avrebbe tentato di riutilizzare dei capitali illeciti. L’operazione della Guardia di Finanza, denominata ‘GFB-Oculus’, è stata condotta dal Nucleo di polizia tributaria di Roma su delega della Procura della Repubblica della capitale.

In totale sono ben 22 le persone arrestate. I reati a loro imputati sono vari: si va dal peculato all’associazione a delinquere; e poi frode informatica, utilizzo di carte di pagamento clonate, riciclaggio e autoriciclaggio aggravato dal metodo mafioso. Accompagnati a questi arresti anche le oltre 60 perquisizioni avvenute su tutto il territorio italiano, segno che quella che faceva capo a Manenti era una struttura che si stava consolidando nel migliore dei modi nel nostro paese.

Giampietro Manenti, il 9 febbraio scorso, era diventato presidente del Parma calcio acquistandolo, al simbolico costo di un euro, dalla Dastraso, una holding internazionale il cui punto di riferimento è l’imprenditore albanese Rezart Taci. Quest’ultimo, che già in diverse occasioni si era dimostrato interessato all’acquisto di società di calcio o di alcune azioni delle stesse (vedi quanto accaduto con il Milan nel 2012, ad esempio), aveva a sua volta acquistato la società da Tommaso Ghirardi, presidente uscente accusato dalla Procura di Parma di bancarotta fraudolenta.

Il Parma calcio vive un momento di caos societario incredibile, con l’onta dell’eventuale fallimento dietro l’angolo. Giovedì 19 marzo il tribunale fallimentare della città ducale sancirà proprio il fallimento del club, sul quale gravano qualcosa come 100 milioni di euro di debiti. Un triste epilogo per un club che, negli ultimi mesi, ha vissuto più sulle promesse e sugli annunci di Manenti che altro: il presidente del Parma aveva prima annunciato il pagamento degli stipendi e delle pendenze burocratiche in pregresso, poi aveva iniziato a prendere tempo, in quanto i soldi non riuscivano ad arrivare sul suolo italiano. Da dove non lo ha di fatto mai riferito. Manenti, che coordina una piccola società con sede in Slovenia dal capitale sociale di appena 7.500 euro, in passato aveva già cercato di entrare nel mondo del calcio tentando l’acquisto a Brescia e Pro Vercelli.

A questo punto torna anche in discussione lo svolgimento del campionato: domenica sera allo stadio Tardini il Parma dovrebbe ospitare il Torino, ma l’arresto di Manenti apre nuovi possibili scenari. In campo scenderanno ora Lega Calcio e Figc, che nelle scorse settimane avevano garantito un tesoretto da cinque milioni di euro, preso dalle multe che le altre società pagano settimanalmente, utile alla squadra per terminare questo campionato. Si cerca così di salvare la stagione dei palinsesti tv, attorno alla quale ruota tutto il mondo del calcio italiano.