Ventotto settori di pavè, 51,5km sui 257 previsti in totale; 199 corridori; edizione n.112; 186 paesi collegati in diretta tv;  i settori “mitici”? Foresta di Arenberg, Mons en Péevèle, Carrefour de l’Arbre. Partenza da Compiègne, arrivo al Velodromo di Roubaix. I pluri-vincitori? i belgi De Vlaeminck e Boonen, con 4 successi. L’Italia ha vinto 13 volte, con Garin, Rossi, Serse e Fausto Coppi, Bevilacqua, Gimondi, Moser, Ballerini, Tafi, l’ultima volta nel 1999, secolo scorso.

Questo e molto, molto altro è l‘Inferno del Nord, di scena oggi, ovvero la Parigi-Roubaix, la regina delle classica, “come scalare il Mortirolo in orizzontale“, per dirla come Francesco Moser che ne vinse tre di seguito tra il 1978 e il 1980. Neanche un metro di salita, tanti km sul pavè, quelle strade “mulattiere” dove da secoli passano i carri del fieno e del carbone. La vince chi ha la forza di resistere al vento e alla polvere, spesso anche al fango, e chi ha dalla sua anche la buona sorte: forare o rompere la bici spesso decide. E’ una prova senza mezze misure, o si ama o si odia, come successe a Hinault, il campionissimo bretone che l’affrontò nel 1981, la vinse (con la compiacenza, si disse, di De Vlaeminck e Moser) e poi non vi tornò più.

I favoriti son sempre gli stessi, oggi in particolare Tom Boonen (che in 11 partecipazioni alla Roubaix non ha mai forato una volta in vita sua!) e Fabian Cancellara. Ma nei pronostici bisogna mettere anche Vanmarcke, secondo un anno fa, Sagan, Phinney, il vincitore della Sanremo Kristoff e poi tanti outsider, perché a volte è capitato che vincessero loro. E attenzione al baronetto Wiggins, primo re del Tour a presentarsi sulle pietre 20 anni dopo Greg Lemond. Cancellara, fresco vincitore al Fiandre, può diventare il primo ciclista della storia a realizzare per tre volte la doppietta Fiandre-Roubaix nello stesso anno.

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