Ogni 3-4 mesi, con la puntualità di un fenomeno astronomico, ecco che arriva l’intervista a Paolo Maldini (foto by InfoPhoto) in cui si fa il punto sul perché, a tre anni e mezzo dal suo addio al Milan e al calcio giocato, sia ancora lì a girarsi i pollici. E, con la medesima puntualità, il grande Paolo accusa sibillino di non essere propriamente gradito a qualche dirigente. Solo che questa volta, a Repubblica, Maldini fa nome e cognome: Adriano Galliani.

Allegri, nell’ottobre 2011, mi disse che aveva bisogno di me nello spogliatoio, uno che avesse la personalità per far da tramite con giocatori come Ibra e Boateng. Mi disse che aveva parlato con la società. Poi non l’ho più sentito. Galliani non mi vuole? Può darsi. È il dirigente che ha vinto di più ed è anche legittimo che scelga i collaboratori in cui più crede. Ma questo sfata la diceria che io sia uno della famiglia. Non è vero, visto che non mi vogliono così spasmodicamente”.

Poco meno di un anno fa, in un’intervista rilasciata a Libero, alla stessa domanda Maldini aveva risposto con un laconico “non lo so”. Ovviamente, lo sanno anche i sassi che il problema è proprio Galliani, solo che la bandiera rossonera non l’aveva mai ammesso esplicitamente. Più complesso è comprendere i motivi di questo ostracismo. A livello personale, i due non si sono mai presi: tanto per fare un esempio, Galliani è un abile dissimulatore con la faccia di bronzo, Maldini un tipo schietto e ben poco diplomatico. Uno non criticherebbe la proprietà nemmeno se sottoposto allo schiacciapollici, l’altro fa nomi e cognomi con somma disinvoltura. E poi ci sono grette questioni di potere: un qualunque incarico dirigenziale all’ex capitano rossonero finirebbe inevitabilmente per restringere il campo d’autorità di Galliani, visto che Maldini non si accontenterebbe di un ruolo simbolico.

A meno di grossi sconvolgimenti a livello di proprietà, Maldini resterà fuori dalla sala comandi. D’altra parte, di questo Milan “senza magia e senza programmazione”, come lo ha (giustamente) definito lui stesso, si può anche fare a meno. Certo che, di questo passo, ce lo troviamo davvero nel Pdl.