Paolo Di Canio si racconta in una lunga intervista pubblicata dal Corriere della Sera. L’ex capitano della Lazio si è soffermato sull’episodio della cacciata da Sky, avvenuto quattro mesi fa a causa di un tatuaggio sul bicipite destro che inneggia a Mussolini, apparso nel corso di un video promozionale.

“Una azienda come Sky ha il diritto di non voler essere associata a simboli che non condivide. Però è anche vero che se avessi fatto quello spot in giacca e cravatta e non a maniche corte, nessuno avrebbe detto niente. Così è la vita”, racconta Di Canio “Quel video fece molto discutere su Facebook, una ulteriore beffa perché i social sono un mondo lontanissimo da me”.

“Quando sono stato mandato via? Mi trovavo in redazione, c’era fibrillazione perché la sera stessa ci sarebbe stata la presentazione dei palinsesti, detta anche la serata del tappeto rosso. Tra gli ospiti c’eravamo io e Leonardo, ma intorno a me vedevo facce strane. Tornai in albergo per prepararmi. Appena giunto nella hall mi arriva la telefonata che mi comunica la mia sospensione e quella del programma. Cosa feci? Tornai col primo frecciarossa a Roma.Ero Arrabbiatisismo, avrei voluto reagire d’istinto, ma tornai subito a casa. Ne avevo bisogno”.

Il mondo si accorse di ciò che era noto da tempo. “Quel tatuaggio, peraltro, lo feci nel 2000 a Bologna. Giocavo in Inghilterra, ma ero in infortunato. Era un omaggio ad un uomo che rappresentava una idea di società con regole rispettate e vere., poi ha fatto i suoi errori, seguendo Hitler”.

“Io col razzismo non c’entro”, spiega Di Canio “ho tanti amici di colore, il mio agente è di origine ebraica. Se c’è una cosa che mi pento è di aver fatto il saluto romano sotto la curva nord. Quello è un ambito sportivo e la politica deve restarne fuori”.

“Perché sono di destra? Vivevo in un quartiere in cui erano tutti romanisti e di sinistra. A me piace essere in minoranza…”.