Dieci anni fa, nella stanza D5 del residence riminese “Le Rose”, il cuore dell’uomo Marco Pantani (foto by InfoPhoto), depresso, solo, sconfitto, cessò di battere. Stando all’autopsia e dunque alla versione ufficiale, il campione più amato del ciclismo italiano degli ultimi vent’anni morì per edema polmonare e cerebrale provocato da un’overdose di cocaina, ma in tanti anni nessuno ha mai finito per credervi completamente. Quella camera sottosopra, quei resti di cibo cinese che Marco mal sopportava, quei segni sul corpo, quelle strane telefonate, “paranoiche” verranno poi definite, alla reception, quelle sinistre coincidenze dei giorni e delle settimane successive, come il cuore del ciclista che venne prelevato dal patologo e conservato per qualche tempo a casa sua, o come la demolizione repentina del residence dove si consumò l’atto definitivo della sua tragedia: quelle incongruenze, insomma, di cui da sempre parlano i familiari e i legali di Pantani, che non si sono mai arresi a una storia che poco si sposava con le prove documentarie e ancor meno con la persona che avevano conosciuto. Il 14 febbraio del 2004, l’uomo Marco Pantani morì. Il ciclista, invece, era stato ucciso cinque anni prima.

Quel 5 giugno del 1999, a Madonna di Campiglio, poco prima della partenza della 21esima e penultima tappa di un Giro d’Italia che stava dominando, un controllo ematico dell’UCI rilevò nel sangue del Pirata un tasso di ematocrito pari al 52%. Fu sospeso precauzionalmente per due settimane, perse il Giro e rinunciò al Tour perché depresso. Tre cose di quel giorno furono enormi: lo scandalo, perché Marco era il ciclista più popolare, se non più forte, in circolazione; le perplessità, perché fu chiaro fin da subito che molte cose non quadravano in quel controllo; e gli effetti devastanti sul campione, che da quel momento non seppe più ricostruirsi. Ci riprovò, perché uno che solo l’anno prima aveva messo insieme la doppietta Giro-Tour non poteva fare altrimenti, ma al suo ritorno, nel 2000, tutto era cambiato, nella testa ancor prima che nelle gambe: 28esimo al Giro d’Italia, ritirato al Tour de France, anche se solo dopo il canto del Cigno di una splendida vittoria sul Mont Ventoux, e fa niente se Lance Armstrong – che all’epoca, somma ironia!, veniva presentato come la faccia pulita di questo sport – provò a ridimensionarla, affermando di averlo lasciato vincere a bella posta. Marco Pantani provò e riprovò, ma il Pirata non c’era più. Gli anni successivi, colmi di droghe, puttane e solitudine, furono un lento approssimarsi alla stanza D5 del residence “Le Rose”. E anche di quel residence, demolito poco dopo la tragedia, ora non rimane più nulla.

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