Questa mattina, Silvio Berlusconi ha dato sfoggio della sua tradizionale imprevedibilità, assolvendo parzialmente Sinisa Mihajlovic per la stagione sotto le aspettative del suo Milan, e coinvolgendo la società (ergo Adriano Galliani) nella distribuzione delle responsabilità. Non solo: ha anche affermato che in caso di vittoria della Coppa Italia il tecnico serbo meriterebbe di essere confermato sulla panchina rossonera. Capitolo chiuso, dunque? Nessun nuovo ribaltone in vista per il prossimo giugno?

Non è proprio così. Un paio di mesi fa, in pieno clima da esonero immediato, Berlusconi confortò pubblicamente Mihajlovic, garantendo la sua permanenza almeno fino al termine della stagione. Risultato: due giorni dopo il Milan sconfisse la Fiorentina e iniziò la sua rimonta verso la zona Europa, interrottasi poi a Sassuolo. Non è da escludere, insomma, che il presidente rossonero abbia intuito di aver esagerato con le battutine e coi silenzi nell’ultimo periodo, e che abbia dunque voluto rinfrancare l’ambiente con qualche parola dolce, sperando di riportare entusiasmo e vittorie.

Ma la sua idea di fondo su Sinisa Mihajlovic non cambia: la filosofia pratica del serbo mal si concilia con l’immancabile (e fuori luogo) grandeur berlusconiana, secondo la quale il Milan continua a essere investito della missione divina del “vincere e convincere” anche quando in campo non ci sono più i Baresi e i Van Basten e i Pirlo e i Kakà, ma la classe operaia degli Abate, Kucka, Honda e Antonelli. Per cui, Coppa Italia o no, a giugno ci si stringerà la mano e si ripartirà da un altro allenatore che, secondo il Corriere dello Sport, risponde al nome di Eusebio Di Francesco.

Il tecnico abruzzese ha la giusta allure per convincere Berlusconi: è giovane, il suo Sassuolo gioca un calcio offensivo e divertente, sa valorizzare i ragazzi. In realtà anche Sinisa è giovane e ha dimostrato di non guardare alla carta d’identità (vedi Romagnoli, Niang e soprattutto Donnarumma), e dunque la vera discriminante è e resta il gioco. Di Francesco è legato agli emiliani fino al 2017 e il progetto del club di Squinzi lo convince appieno, ma è chiaro che non si può rifiutare la panchina del Milan, per quanto piena di spifferi e decisamente poco confortevole. Il Sassuolo lo sa, e non si opporrà alla volontà del tecnico che l’ha portato stabilmente a giocarsela con le grandi d’Italia.