Antonio Conte ha vinto la Panchina d’Oro 2014, il riconoscimento federale che va a premiare il miglior allenatore della stagione precedente, 2013-2014 in questo caso, sulla base delle preferenze espresse da tutti i suoi colleghi. Per l’attuale commissario tecnico della nazionale italiana si tratta del terzo successo di fila di fila, come nessuno mai prima (Capello ne ha vinti tre, ma non consecutivamente), tutti coincisi con altrettanti scudetti: “Grazie perché è la terza volta che ricevo questo premio molto ambito. La nostra scuola è tra le migliori in assoluto ed è un onore essere premiati dai tuoi colleghi“.

Al secondo posto, a sorpresa ma mica tanto, si è piazzato Maurizio Sarri, che con il suo Empoli sta insegnando a tutti, grandi club inclusi, che si può proporre un ottimo calcio anche in provincia e anche se non si hanno grandi mezzi economici, se questi sono sostituiti da grandi idee:  ”Io vengo dai dilettanti, essere premiato dai migliori allenatori italiani è una grande dimostrazione di riconoscimento del mio lavoro“.

Il commissario tecnico è poi intervenuto sulle vicende relative al nostro campionato, approfittando della circostanza per rifilare una stoccata non priva di senso, ma sicuramente inopportuna, a colui che lo ha sostituito come condottiero dei tricampioni d’Italia: “Mi aspettavo un campionato più combattuto, se questa Juve avesse la cattiveria della mia a quest’ora avrebbe 20 punti di distacco“. Da un punto di vista puramente aritmetico Conte avrebbe ragione: anche in caso di vittoria contro il Sassuolo, la Juve di Allegri arriverebbe a quota 61 punti, otto in meno di quanti non ne aveva la Juve di Conte allo stesso punto della scorsa stagione (69, ovvero 19 punti in più di quanti ne ha la Roma oggi). Ma va anche detto che, a differenza sua, Allegri ha portato la Juve agli ottavi di finale di Champions League e, per quel che conta, alle semifinali di Coppa Italia. Non ci sorprenderebbe se il tecnico toscano finisse per rispondere qualcosa del genere, anche se sarebbe ancora più buffo, ora che siede lui sulla panchina della Juve, se tirasse nuovamente in ballo il gol di Muntari, pomo della discordia tra i due. Se poi Conte a giugno dovesse davvero finire al Milan, allora il quadro sarebbe davvero completo.