Bello è bello, il Pallone d’Oro. Di inestimabile valore economico? Non esageriamo.

OPERA DI MELLER

Il riconoscimento fu istituito nel 1956 dalla rivista France Football allo scopo di premiare, stagione per stagione, il calciatore di nazionalità europea che si fosse maggiormente distinto. Proprio questa “restrizione continentale” ha impedito a miti come Pelé e Maradona di aggiudicarsi il riconoscimento. Solo dal 1995 è stato aperto a tutti i giocatori militanti in squadre UEFA. Rapida globalizzazione che non ha intaccato però la fedeltà alle origini francesi. A forgiarlo ogni anno dal 1956 è infatti una prestigiosa oreficeria parigina, la maison Mellerio, meglio nota come Meller. Un’oreficeria fondata nel 1613 e che tra gli altri trofei ogni anno realizza quello che va al vincitore e alla vincitrice del Roland Garros, uno dei quattro tornei che compongono il grande slam di tennis.

FINE ARTIGIANATO

Curioso che il Pallone d’Oro, a dispetto di quanto suggerisca il nome, non è in oro massiccio, ma semplicemente rifinito con un bagno d’oro, a lavorazione conclusa. Materia prima tuttavia l’ottone: si tratta di due semisfere formate da placche lavorate e poi saldate insieme. La fabbricazione che dà la suggestiva forma delle cuciture di un pallone avviene, con grande abilità artigianale questo va detto, con cesello e martello. Il tutto richiede ben cento ore di lavoro, tant’è vero che alla maison Mellerio si mettono all’opera ben diversi mesi prima.

DI 12 KG!

L’ultimo ritocco avviene al momento della premiazione, quando viene inciso, come per ogni trofeo che si rispetti, il nome del vincitore. Il pallone pesa 12 chili, per dimensioni tutto sommato ridotte di 31 cm di altezza, 23 di larghezza e altrettanti di profondità. Se si sta attenti si può notare come i trionfatori ogni volta siano costretti ad alzarla con due braccia. L’“inganno” sta nel “ripieno”, cemento in polvere, con cui gli orafi zavorrano il guscio ottonato del pallone.