E adesso, se fem? Che facciamo? Senza presunzioni telepatiche, è suppergiù questo il pensiero che è rimbalzato come una pallina da flipper nelle teste degli interisti di tutta Italia, alla lettura dell’agenzia che riportava dell’infortunio di Rodrigo Palacio (foto by InfoPhoto). Notizia resa ancora più grave dall’esito degli esami strumentali diffuso dall’Inter sul proprio sito ufficiale durante la nottata:

Gli ultimi esami strumentali effettuati in giornata sull’attaccante Rodrigo Palacio hanno evidenziato una lesione miotendinea di secondo grado del bicipite femorale sinistro. I tempi di recupero dall’infortunio saranno valutati nei prossimi giorni” 

Stiramento di secondo grado, alla cassa fanno almeno sei settimane di stop. Quasi tutto ciò che rimane della stagione, insomma, compresa la semifinale di ritorno di Coppa Italia contro la Roma, l’Inter dovrà affrontarlo senza quello che al momento è il suo miglior giocatore, nonché unico attaccante affidabile sotto porta. Se poi si gira lo sguardo verso quelli che rimangono per coprire il buco, ecco che si viene colti da un senso di vuoto cosmico e inutilità esistenziale: Cassano e le sue turbe, Rocchi e il suo prepensionamento, esotiche soluzioni di ripiego quali Guarin o Alvarez o, Dio mi fulmini, Schelotto schierati come attaccanti esterni. Lacrime e sangue. 

Facile tirare in ballo la malasorte, ma anche fuorviante. Giocare su due fronti per un anno con tre attaccanti di ruolo è come andare in guerra in ciabatte e canottiera. E a quel punto, forse, sarebbe il caso di prendersela con chi ha approntato l’esercito, piuttosto che con le pallottole deviate da un colpo di vento.