Si accende il dibattito sul tema degli oriundi in nazionale. L’antefatto lo conosciamo: dopo che nella lista dei convocati azzurri diramata da Antonio Conte in vista delle gare contro Bulgaria e Inghilterra erano stati inseriti anche Eder e Franco Vazquez, rispettivamente brasiliano e argentino (entrambi con parte di sangue veneto), Roberto Mancini aveva espresso il suo parere negativo sulla questione, sostenendo (con più di una ragione) che in nazionale ci debbano andare quelli che effettivamente si sentono appartenere a una certa nazione. Nonostante il tecnico nerazzurro abbia anche precisato di non avercela con Conte (“se le regole sono queste, è giusto che lui li convochi“), la replica del c.t. non poteva tardare ad arrivare:

In nazionale devono giocarci i migliori. Non sono né il primo né l’ultimo ad aver convocato degli oriundi in nazionale: penso a Camoranesi, Thiago Motta, Paletta, Amauri. All’ultimo Mondiale c’erano 83 oriundi su 736 giocatori (11% del totale, ndr): queste sono le regole e io non ho fatto nulla di male, visto che Vazquez ed Eder hanno la cittadinanza italiana e possono essere convocati“.

Accanto al commissario tecnico si è schierato anche Marcello Lippi, uno che di nazionale e di questione-passaportati ne sa qualcosa: “Noi con Camoranesi abbiamo vinto un Mondiale. Se Cristiano Ronaldo o Messi avessero parenti italiani (in realtà la Pulce li ha, un suo trisavolo era originario di Recanati, ndr) nessuno avrebbe nulla da ridire. Sarebbe meglio“, ammette l’ex tecnico del Guangzhou Evergrande, “se l’Italia fosse composta solo da italiani, ma se gli oriundi sono bravi e funzionali, e se il regolamento lo consente, non vedo il problema“. Sulla stessa linea d’onda anche il rientrante Andrea Barzagli: “Non vedo i motivi della polemica, gli oriundi ci sono sempre stati e se sono bravi sono i benvenuti. Ci sono delle regole, se uno fa bene con il proprio club ed è convocabile, può indossare senza problemi la maglia dell’Italia“.

Tutto vero, benché, ripetiamo, né Mancini né nessun altro ha messo in discussione la legittimità della decisione di Conte, che non ha fatto altro che beneficiare di una possibilità concessagli dal regolamento. Tuttavia, se perfino uno come Blatter, qualche tempo fa, aveva lanciato l’allarme (“Rischiamo di trovarci in futuro con intere nazionali composte da giocatori brasiliani”, un po’ come accade nel futsal), forse non sarebbe così inopportuna una riflessione collettiva più approfondita sui regolamenti.