Può un banalissimo fallo di gioco durante un’amichevole di beneficenza costarti una sequenza di insulti e minacce di morte che neanche Salman Rushdie o un vignettista danese? Può, può, se la vittima della tua irruenza si chiama Louis Tomlinson, stella della band (si fa per dire) degli One Direction. E fa niente se il povero Gabriel Agbonlahor, attaccante dell’Aston Villa, ha chiesto scusa al cantante sia durante che dopo l’incontro: il peccato di lesa maestà resta, così come la fatwa.

Tomlinson era all’esordio con la maglia del Doncaster, squadra per la quale fa il tifo sin da bambino e a cui si è legato con un contratto (da non professionista, sia chiaro) a partire dal prossimo settembre. Esordio non dei più semplici, visto che di fronte si trovava l’Aston Villa, ma il clima di benevolenza generale – la gara era stata organizzata per raccogliere fondi per Stilyan Petrov, sfortunato ex capitano dei Villains colpito da leucemia – non ha impedito ai ragazzi di Lambert di fare il proprio lavoro. E così, con un contrasto deciso, Agbonlahor ha raso al suolo Tomlinson. Cose che succedono, specialmente se pesi sessanta chili bagnato e il tuo mestiere è quello di agitarti su un palco in sincrono col ciuffo. Tomlinson, povera creatura, è stato costretto a chiedere il cambio. Non contento, ha deciso di emulare il suo collega Harry Styles e di vomitare a bordocampo come un’adolescente all’oscuro della propria gravidanza. Se Tomlinson vomita, Agbonlahor non ride: il suo account Twitter è stato immediatamente preso d’assalto dalle furibonde Directioner, tra un “ti trovo e ti ammazzo” e un più incisivo “ti taglio le palle”. Il giocatore ha replicato con un esemplare “fa parte del gioco, il calcio è uno sport fisico, di contatto: avete mai visto una partita prima di oggi?”. Domanda retorica più che mai.