SOCHI (Russia) – Sono appena iniziati i Mondiali di curling, entro il prossimo weekend si concluderà anche la Coppa del Mondo di sci di fondo (titolo ancora da assegnare in campo maschile) e salto (già conquistata dall’austriaco Gregor Schlierenzauer tra i maschi e dalla giapponese Sara Takanashi tra le donne) e per il resto è tempo solo di Campionati nazionali, o quasi. Insomma, con immenso dispiacere degli appassionati, un’altra stagione di sport invernali è praticamente alle spalle. Manca meno di un anno ai Giochi Olimpici di Sochi, città che sorge sulle coste del Mar Nero, nella Russia meridionale, e la domanda sorge quasi spontanea: a che punto è l‘Italia nelle discipline olimpiche, tra ghiaccio e neve?

Proviamo a dare una risposta basandoci esclusivamente su quanto hanno detto gli ultimi sei mesi e tenendo conto di due fattori importantissimi:

1) A Sochi le condizioni climatiche possono variare da un momento all’altro, l’umidità che arriva dal mare influirà sulla composizione della neve e il rischio di gare-lotteria, come si è visto in alcune prove pre-olimpiche, in diverse discipline, sci alpino soprattutto, ma non solo, è ahinoi alto.

2) Anche gli scenari all’interno di ogni singola disciplina, soprattutto in Italia, si possono evolevere in positivo o negativo da una stagione all’altra… Quella che oggi sembra poter essere una squadra o un’atleta vincente, potrebbe non esserlo più domani, per svariati motivi, e viceversa. Anche perché ancora non si conoscono certo tutti i nomi dei qualificati…

Detto questo, proviamoci, ricordando anche che la concorrenza diventa ogni giorno più forte, in tutto il mondo, e che a Vancouver 2010, tre anni fa, dopo sei edizioni a dir poco trionfali per l‘Italia (da Calgary 1988 a Torino 2006) gli azzurri conquistarono solo 5 medaglie (l’oro di Giuliano Razzoli nello slalom maschile, sci alpino; l’argento di Pietro Piller Cottrer nel fondo, 15km tl; i bronzi di Arianna Fontana nello short-track, 500m; Alessandro Pittin nella combinata nordica, Normal Hill; Armin Zoeggeler, nello slittino singolo maschile).

Nello sci alpino, l’Italia maschile è reduce da una stagione storica, soprattutto nelle discipline veloci, ma non solo. Sei vittorie, cinque in discesa e una in superG, 12 podi totali in tutte le discipline (supercombinata esclusa), un ragazzo di soli 23 anni (età da poppanti per chi gareggia in discesa) che è un talento naturale pazzesco, Dominik Paris (“Vincerà più di me“, ha sentenziato il grande Kristian Ghedina, 13 vittorie in Coppa del Mondo e tre medaglie mondiali) e una squadra di velocità solida e capace di andare forte in diverse situazioni di neve e piste, con Werner Heel, Matteo Marsaglia, Christof Innerhofer, Siegmar Klotz e la rivelazione Silvano Varettoni. Difficile possano ripetersi a questi livelli anche nella prossima stagione, ma questo non cambia le carte in tavola: in discesa e superG, se la salute assisterà i nostri ragazzi durante l’inverno e se saranno messi nelle condizioni ideali per allenarsi, possono lottare per il podio. Resta da rivitalizzare un po’ il settore dello slalom, reduce da una stagione al di sotto delle aspettative, con atleti di indubbie qualità come Gross, Deville, Thaler, Nani e Razzoli, mentre Max Blardone e Davide Simoncelli, in gigante, saranno all’ultima occasione della carriera per agguantare quella medaglia finora sempre sfuggita, nelle grandi manifestazioni, ma che oggettivamente meriterebbero, per quanto hanno dato alla causa azzurra. Certo, tra le porte larghe, al momento attuale, ci sono tre fenomeni al di sopra di tutti: Ligety, Hirscher, Pinturault. E non sono italiani… Ecco poi Manfred Moelgg, competitivo sia in gigante che in slalom e pluri-medagliato a livello iridato. Attenzione però a non pretendere la luna dopo una stagione “monstre” come l’ultima, ripetersi è molto difficile nello sci alpino, soprattutto maschile. Per quanto riguarda le ragazze azzurre, sono reduci dalla peggior stagione di Coppa dal 1990-1991, ma le attenuanti non mancano: gli infortuni di Federica Brignone, Johanna Schnarf e Denise Karbon (giusto alla fine), i cronici guai alla schiena di Irene Curtoni e Manuela Moelgg, forse un po’ di sfiducia dilagante all’interno della squadra dopo le prime gare avare di risultati. Ma attenzione, a differenza dei maschi, nella squadra femminile i talenti giovani abbondano e sono tutti tra i 20 e i 22 anni: Federica Brignone, Lisa Agerer, Sofia Goggia, Francesca Marsaglia, Elena Curtoni. Arriveranno nuovi tecnici in squadra, questo è sicuro, se la sfortuna lascerà in pace le nostre ragazze, se il clima in squadra volgerà verso il sereno, se gli allenamenti verranno organizzati in modo migliore, soprattutto durante la stagione, allora è lecito attendersi un improvviso cambio di rotta, che nessuno, oggi, si aspetta. Ma non saremmo stupiti se, fra un anno, i ruoli tra maschi e femmine si invertissero…

I Mondiali di sci nordico e short-track hanno lasciato l’Italia a bocca asciutta, leggi senza medaglie (prevedibile nel primo caso, meno nel secondo), ma ci sentiremmo di scommettere quanto meno sulla possibilità di lottare per i primi tre posti da parte del combinatista Alessandro Pittin, sempre che riesca ad allenarsi senza intoppi dall’estate e magari a fare un passo avanti nel salto, e di Arianna Fontana, sul podio olimpico sia a Torino 2006 (bronzo in staffetta, a 15 anni…) che a Vancouver 2010 (bronzo nei 500m), già vogliosa di riscatto dopo una rassegna iridata diversa da come l’aveva immaginata. Certo, nello short track la concorrenza è tremenda, con Stati Uniti, Canada, Cina e Corea che dispongono di squadroni quasi imbattibili.

Confidare nell’eterno Armin Zoeggeler, che a Sochi avrà 40 anni, nello slittino, è lecito, se non altro perché non scende dal podio dai Giochi di Lillehammer 1994, con 2 ori, 1 argento e 2 bronzi accumulati in cinque Olimpiadi consecutive, ma la Germania, nella disciplina, è una potenza incontrastata da anni. L’altoatesino ha deciso di giocarsi tutte le sue fiches nell’ultima stagione a Cinque Cerchi (probabilmente) della sua carriera, e ha mostrato di gradire abbastanza il budello di Sochi nelle preolimpiche, dov’è stato quarto.

Attenzione allo snowboard, dove disponiamo di autentici fenomeni in alcune discipline (e di un vuoto generazionale in altre, vedi Half-Pipe): Roland Fischnaller, per esempio, fresco vincitore della Coppa di specialità dello slalom parallelo, la prima della sua carriera; la 18enne Michela Moioli nello snowboard cross, ideale e giovanissima (18 anni) fuoriclasse di una squadra unita e vincente, con altre importanti frecce al proprio arco come Raffaella Brutto, Omar Visintin, Emanuel Perathoner, Luca Matteotti. Potrebbero essere l’autentica sorpresa dei Giochi, in casa Italia…

Poi, passando al pattinaggio figura, c’è lei, ovviamente, Carolina Kostner (nella foto InfoPhoto), una che più la mandi giù e più si tira su, parafrasando un noto spot di una marca di caffè: da Vancouver 2010, dove è uscita con le ossa rotte, l’altoatesina non è più scesa dal podio mondiale, conquistando anche l’oro iridato 2012, il primo della storia azzurra nel singolo. Non ha ancora sciolto le sue riserve sulla partecipazione olimpica, ma crediamo proprio che sarà presente: non avrebbe senso rinunciare all’ultima grande chance della carriera per conquistare una medaglia a Cinque Cerchi, l’unica che le manca, proprio nel suo momento migliore, nonostante 26 anni non siano pochi per una pattinatrice, e nonostante una concorrenza tremenda che spira dall’est, sia Europa (Russia) che Asia (Giappone e Corea). Dipende tutto da lei: una medaglia, da stabilire poi di quale colore, è certamente alla sua portata se avrà voglia di sacrificarsi per un altro anno.

Infine, non mancano anche in casa azzurra gli outsider di lusso, che avranno probabilmente bisogno della giornata perfetta e magari di qualche errore di avversari, oggi (ma non è detto domani…) più forti, per stupire, come le ragazze del salto (Evelyn Insam ed Elena Runggaldier); la squadra di short-track femminile; il biathleta Lukas Hofer, già bronzo mondiale 2011 e rinvigorito da un buon finale nell’ultima stagione, appena conclusa; le stesse ragazze del biathlon (Ponza, Wierer, Gontier, Oberhofer, con Runggaldier), capaci di conquistare un bronzo storico in staffetta ai recenti Mondiali di Nove Mesto; lo slittinista Dominik Fischnaller, due ori ai Mondiali jr in carriera.; Federico Pellegrino nella sprint del fondo; Anna Cappellini e Luca Lanotte, splendidi quarti nell’ultimo mondiale di pattinaggio di figura, in Canada, specialità danza; Martina Valcepina nello short-track.

Tutto questo, però, si basa su quanto accaduto nell’ultima stagione degli sport invernali. Fra dieci mesi, chissà, alla vigilia dei Giochi, potremmo parlare di altre storie, altri nomi, altre speranze, scenari ribaltati ecc. ecc…..