Negata la candidatura per le Olimpiadi 2024, la sindaca Virginia Raggi si appresterebbe ad aprire un ulteriore fronte di battaglia sul nuovo stadio della Roma.

I PROCLAMI ELETTORALI

Secondo “La Stampa” i pentastellati sarebbero sul piede di guerra contro il futuro impianto, decisi a chiedere sostanziali modifiche al progetto, per il quale sono già stati spesi 60 milioni di euro e che ha coinvolto 50 studi di architettura. La società capitolina procede tuttavia a vele spiegate verso la realizzazione dei lavori. D’altro canto dalla Raggi era stato dichiarato in piena campagna elettorale che avrebbe fatto costruire lo stadio da un’altra parte (“A Tor Vergata, a senza uffici”) e per questo si sarebbe spinta fino a “revocare la pubblica utilità”.

INTIMORISCONO I COSTI

Intervenire non sarebbe comunque semplice in quanto c’è una delibera votata dal Comune che imporrebbe una nuova delibera per apporre modifiche. Il principale impedimento è comunque una legge che autorizza interventi al progetto già approvato “solo se strettamente necessari”. Però, in base a quanto rivelano le fonti del quotidiano torinese, la giunta non intende lasciar fare, preoccupata soprattutto sul fronte dei costi. E la posizione dell’Assessore all’Urbanistica Paolo Berdini in tal senso è lapidaria: “Sarebbe meglio tornare a prevedere la realizzazione di solo e soltanto uno stadio”. Ovvero togliere dal campo tutti i progetti di contorno che portano l’intervento a un milione di metri cubi.

FILTRA OTTIMISMO

“E’ stato un incontro molto positivo quello con il sindaco di Roma, Virginia Raggi. Andiamo avanti e speriamo di poter fare i primi lavori a marzo. Ci sono stati altri incontri importanti, tra questi anche quello con il presidente della Regione, Nicola Zingaretti”, aveva commentato giorni fa il presidente giallorosso James Pallotta. Per mettersi di traverso la Raggi avrebbe a ogni modo due mesi di tempo e, se il progetto saltasse, la società che se ne occupa potrebbe chiedere al Comune 2 miliardi di danni.