La conferma che sarà San Siro a ospitare la finale di Champions League del 2016 ha improvvisamente rinfocolato l’interesse verso una questione, quella dello stadio di proprietà di Inter e Milan, che in realtà è in netta evoluzione da mesi e di cui si parlava ormai da anni. A rendere ancora più intricato il quadro è giunto il cambio della guardia nerazzurro – con l’ambizioso Thohir che, come tutti gli investitori stranieri nel calcio, ha nella costruzione di un nuovo impianto il vero obiettivo di lungo termine – e, in contemporanea, ecco le prime avvisaglie sismiche del prossimo ribaltone societario in casa Milan. E anche la politica si muove, vedasi il via libera di Angelino Alfano alla sospiratissima legge sugli stadi.

Già, la politica. Naturalmente, soldi e progetti vanno bene, ma se prima non si ha il benestare delle istituzioni, dal pantano non se ne esce comunque. Ed è per questo che prima Thohir e poi Barbara Berlusconi si sono premurati a incontrare Roberto Maroni, governatore della Lombardia: obiettivo, allungare i propri tentacoli sull’area che ospiterà l’Expo 2015 (foto by InfoPhoto). La Regione vorrebbe realizzare una cittadella sportiva dopo la conclusione dell’Expo, prospettiva a cui entrambi i club milanesi guardano con interesse. In realtà, com’è noto, l’Inter si era mossa con largo anticipo (è almeno cinque anni che si parla di costruire uno stadio nerazzurro nell’area di Rho-Pero) e, da parte sua, il Milan si era sempre dichiarato intenzionato a voler restare a San Siro: ristrutturandolo, certo, ricostruendolo ex novo, forse.

Cos’è cambiato, allora? Probabilmente, nulla. Milan e Inter, insieme, investiranno circa 60 milioni di euro per l’ammodernamento di San Siro in vista della finale del 2016 ed è improbabile che siano soldi a fondo perduto. Anche perché il nuovo San Siro verrà dotato di tutte quelle strutture, ora assenti, che lo renderanno a tutti gli effetti uno stadio di elite. Perché disfarsi sbrigativamente di un impianto storico e moderno al tempo stesso? Non è impossibile che dietro la manovra del Milan, più che un disturbo all’Inter, ci sia solo la volontà di mettere pressione al Comune e a chi ancora detiene (per poco) le aree che i club hanno progettato di destinare al famoso Quarto Anello.