La nuova Champions League è realtà. Ieri è arrivato anche l’ok da parte dell’Uefa che, in accordo con l’Eca (European Club Association), ha dato il via libera ai cambiamenti che andranno in vigore per il triennio 2018-2021.

Le modifiche, proposte soprattutto da Rummenigge (Bayern), Agnelli (Juve) e Gandini (Milan), hanno ottenuto 11 voti favorevoli ed un astenuto.

A partire dal 2018, le prime quattro federazioni del ranking Uefa (Spagna, Germania, Inghilterra e Italia) avranno quattro posti in Champions League, senza passare per i preliminari. Le federazioni che seguono in classifica avranno a disposizione solo due posti sicuri più una dopo playoff.

Insomma, il calcio tricolore (in questo momento al quarto posto del ranking per federazioni) dovrà comunque darsi da fare per evitare di essere risucchiata dalle inseguitrici, Portogallo, Francia e Russia.

Il torneo resterà dunque a 32 squadre, metà delle quali provenienti dalle quattro federazioni principali. Cambia il ranking per squadre, che, oltre ad avere un peso nel sorteggio, determinerà anche la suddivisione dei cospicui introiti di un torneo che distribuisce oltre un miliardo di euro all’anno.

In tal senso, maggior riguardo sarà dedicato al lignaggio dei club. I loro risultati saranno presi in considerazione a partire da tre fasi storiche. Quella che va dal 1956 al 1993 (Coppa Campioni), dal 1993 al 2008 (Champions League), e ultimi dieci anni.

Gli indennizzi ai club sono distinti in quattro voci: Market Pool (15%, fino al 2018 sarà del 40%), fisso di partecvipazione (25 %), risultati della stagione (30 %) e ranking in cui, ripetiamo, conteranno maggiormente i risultati storici (30 %)

L’obiettivo di Uefa ed Eca, che con la nuova Champions stabiliranno una sinergia che darà più influenza ai club nell’organizzazione del torneo, è aumentare i ricavi a 3 miliardi.