I tifosi del Milan speravano che l’arrivo di Sinisa Mihajlovic in panchina potesse portare maggiori certezze alla squadra, ma a conti fatti il cammino del tecnico serbo, per ora, numeri alla mano è peggio di quello di Filippo Inzaghi l’anno scorso.

Certo, sono passate solo sei giornate di campionato, ma è un periodo abbastanza lungo per poter iniziare a dare un primo resoconto chiaro e preciso di quello che è il lavoro del tecnico serbo. Perché le statistiche, i numeri, a volte possono davvero essere inesorabili. Prima di tutto, i punti in classifica: l’anno scorso il Milan, guidato da Inzaghi, a questo punto della stagione era a quota 11 punti, mentre ad oggi siamo fermi a quota 9 con Sinisa (3 vittorie e già 3 sconfitte).

Per non parlare della difesa: stesso numero di gol subiti (nove) ma meno reti fatte: 13 con Inzaghi, 8 con Mihajlovic. Chiaro che ci si inizia a domandare dove nascano i demeriti della squadra e dove comincino quelli dell’allenatore: perché sia la difesa che l’attacco sono stati rinforzati, con acquisti milionari (Romagnoli e Bacca ne sono l’esempio) che non hanno portato però a migliorie: in sostanza, cambiano gli interpreti in campo ma i miglioramenti non avvengono.

La difesa continua ad essere in affanno e la riprova ne siano i costanti duelli uno contro uno persi da Zapata e compagni e le espulsioni del reparto arretrato: già due, Rodrigo Ely contro la Fiorentina e Romagnoli contro il Genoa. Senza dimenticare che, ad oggi, Mihajlovic sembra non avere ancora deciso quale sia la spalla migliore di Romagnoli: in quella posizione si sono alternati Ely, Zapata e Alex, ma nessuno dei tre ha convinto appieno.

Ora ci sarà la sfida contro il Napoli, domenica sera a San Siro: un match che si preannuncia molto impegnativo, visto che di fronte Mihajlovic si troverà una squadra capace di segnare tanto (12 gol finora realizzati, secondo miglior attacco del campionato) ma anche di avere cali ingiustificati (lo 0-0 contro il Carpi). Sicuramente, però, il match arriva in un momento molto delicato dei rossoneri, incapaci di trovare la famosa quadratura del cerchio. Perché la squadra non ha mai dato la sensazione di poter gestire una partita per tutti i 90’, regalando sempre almeno un tempo agli avversari (vedasi le sfide contro Udinese e Palermo, ad esempio) e non avendo le idee chiare.

Senza dimenticare l’affannoso problema del trequartista: Honda non ha convinto e in quella posizione, dall’inizio dell’anno, si sono alternati il giapponese, Suso, Bonaventura e, negli ultimi 10′ di Genova, anche Balotelli. Nessuno però ha convinto. In attacco, poi, l’unica certezza fino a poco tempo fa sembrava essere Carlos Bacca, che però contro il Genoa è finito in panchina: chissà cosa ne penserà a riguardo Berlusconi, il quale ha dovuto sborsare 30 milioni di euro per strapparlo al Siviglia.