Per la terza volta in pochi mesi, il Brasile si trova a piangere per la scomparsa di una sua leggenda del calcio. Dopo Djalma Santos e Gilmar, scomparsi la scorsa estate, nella notte si è spento anche Nilton Santos, che come gli altri due aveva guidato la Seleçao al trionfo nella Coppa del Mondo del 1958 in Svezia e a quella del 1962 in Cile. Il miglior terzino sinistro della storia, almeno secondo la FIFA, è deceduto a 88 anni in seguito a un’insufficienza cardiaca, per la quale era stato ricoverato da sabato scorso, ma la sua vita era da molti anni ormai tormentata dal terribile morbo di Alzheimer.

Idolo del Botafogo, il club di Rio per il quale giocò per 16 anni, collezionando ben 729 presenze, aveva partecipato anche ai Mondiali del 1954 e, soprattutto, a quelli del 1950, l’edizione passata alla storia per il suo tragico epilogo. Nilton Santos era infatti l’ultimo protagonista brasiliano (anche se non era sceso in campo, quel 16 luglio di 63 anni fa) ancora in vita del cosiddetto “Disastro del Maracanà”, il match che vide l’Uruguay di Schiaffino e Ghiggia beffare il favoritissimo Brasile padrone di casa, trasformando un trionfo annunciato in un’autentica tragedia: 34 suicidi, 56 morti per arresto cardiaco, tre giorni di lutto nazionale e due anni senza partite della Seleçao, che tornò a giocare solo nell’aprile del 1952 – per questioni scaramantiche, non più in casacca bianca, com’era sempre stato fino a quel momento, ma con l’attuale tenuta verde-oro. Del più grande dramma sportivo della storia, l’Uruguay conta ancora diversi testimoni, tra cui Alcides Ghiggia, per sempre rimasto “l’uomo che fece piangere una nazione”.