Nella pianificazione di (acquisti di) talenti e soprattutto nel fiuto per riconoscerli tali la Juventus è seconda a pochi altri club al mondo. Gente come Pogba, Coman, Sturaro etc. non arriva a caso e anche l’aver investito, tanto, su Dybala, Zaza e Berardi (che a Torino arriverà nella prossima stagione) significa non solo saper individuare il talento ma inquadrarlo alla perfezione all’interno di un progetto. E da questo punto di vista la società è “sistemica”. Non lascia nulla al caso. Deve purtroppo dire addio a quello che avrebbe potuto essere un altro prospetto da gestire e far crescere con le dovute cure in bianconero: Gerson, classe 1997, la nuova stella del Fluminense sulla quale aveva già messo gli occhi mezz’Europa. Andrà a Barcellona.

A comunicarlo è stato il padre del giocatore, Marcos Antonio da Silva detto Marcão, in un’intervista rilasciata a Roger Torelló al quotidiano spagnolo Mundo Deportivo nella quale riferisce: “Gerson per ora resta al Fluminense e a gennaio giocherà nel Barcellona. Ringraziamo le altre squadre per l’interesse mostrato, ciò dimostra che mio figlio sta facendo bene, ma la nostra decisione è questa, il Barcellona è il suo sogno ed è lì che vuole giocare“, confermando così le parole del presidente del Fluminense Peter Siemsen che non più tardi di una settimana fa aveva tranquillizzato il Barça sulla destinazione catalana del giocatore.

I Blaugrana si erano mossi anticipatamente per Gerson firmando un’opa del valore di 3 milioni già nel gennaio scorso, durante la finestra invernale del mercato. Naturalmente l’attaccante brasiliano non potrà raggiungere il Barcellona fino al gennaio del 2016, ma avrà tutto il tempo di concludere il Brasileirão con il suo club di appartenenza. Dopodiché Gerson sarà pronto come assicura papà Marcão “per il salto nella prima squadra del Barcellona. Deve migliorare, deve dimostrare le sue qualità sul campo, ma non c’è luogo migliore in Europa per crescere e affermarsi. In due anni sarà uno dei migliori giocatori del mondo perché ha la tecnica di Iniesta, suo idolo, e anche se non ha la forza di Pogba, sa bene come posizionarsi sul campo e come integrarsi nel gioco della squadra“.