Per Marcello Nicchi, presidente dell’Aia, l’introduzione della moviola in campo, di cui ha cominciato a parlare perfino l’istituzione più conservatrice del pianeta dopo il Vaticano, ovvero l’International Board, sarebbe nientemeno che la fine del calcio: “Se domani dovesse arrivare la moviola in campo potremmo cominciare a dire che il calcio è finito“. Un punto di vista illuminato che il capo degli arbitri italiani ha illustrato ai microfoni di Radio Anch’Io. “Il nostro compito è quello di far rispettare le regole. Se vogliamo cambiare il calcio allora diamogli un altro nome“.

Concetti bizzarri a dir poco, dal momento che la moviola in campo è stata da tempo introdotta in altri sport di squadra altrettanto complessi, come il basket o il football americano (ma anche nel tennis, nel rugby, nella scherma, etc), senza che vi sia stata in essi alcuna deformazione e senza che nessuno abbia avvertito il bisogno di cambiargli il nome. Bruttura chiama bruttura: il vero problema del calcio italiano è l’eccessivo numero di stranieri. Su questo si potrebbe anche discutere, ma quel che fa spavento è il motivo per cui, secondo Nicchi, i calciatori forestieri peggiorano il nostro calcio: “Oggi il calcio non mi diverte e non mi appassiona piu’: ci sono troppi stranieri in campo, di cui non conosciamo la cultura, ne’ la storia; ci sono giocatori di cui non si e’ mai sentito parlare e ce li ritroviamo in Serie A. Dobbiamo trasmettere loro la cultura e il rispetto delle regole che magari nei rispettivi Paesi d’origine vengono applicate in modo leggero“. Ci mancava solo un bel “padroni a casa nostra” e il pamphlet autarchico era servito.

Magari siamo troppo maliziosi, ma le parole di Nicchi sembrano voler riaffermare la centralità del ruolo dell’arbitro per rispondere al timore dell’obsolescenza. In altri termini: si ribadisce oltremisura la propria importanza e si rimpiangono i bei tempi andati perché si ha paura di diventare vecchi e inutili come un floppy disk o un gettone telefonico. E’ un vero peccato che il mondo arbitrale continui a vedere una minaccia nel supporto tecnologico – che, come dice la parola stessa, è concepito per alleviare il gravoso compito di direttore di gara e non per snaturarlo o addirittura rimpiazzarlo. Come se la cura del proprio orticello fosse un bene superiore rispetto alla crescita del più grande e importante movimento sportivo del mondo.