E’ tra i giocatori più forti del mondo, difficile da fermare,  destinato a meravigliare. La storia di Neymar è quella di tutti i campioni con c maiuscola, quelli da “wow, che giocata”, quelli che segnano gol a grappoli, che fanno che fanno vendere le magliette e hanno un conto a sette zeri in banca. In queste settimane l’attaccante brasiliano è al centro dell’attenzione, nel bene ma anche nel male. Ha monopolizzato il calciomercato, con il trasferimento dal Santos al Barcellona per 58 milioni di euro, è protagonista con il Brasile in Confederations Cup, con gol e assist (domenica sera in programma la finale contro la Spagna), ma è finito nell’occhio del ciclone per sua facilità a tuffarsi ad ogni minimo contatto.

Un cascatore, un simulatore, quello che gli inglesi chiamerebbero “diver” e fischierebbero dal primo all’ultimo minuto. Per informazioni  chiedere a Maggio e Gargano. In Brasile l’hanno presa sul ridere,  con un filmato che riprende le gesta del videogioco di combattimento Street Fighter, a Barcellona temono che un atteggiamento del genere possa invogliare qualche difensore a dargli una bella lezione, rischiando di esagerare come nel caso di Andoni Goikoetxea, difensore dell’Athletic e conosciuto anche come il macellaio di Bilbao, che nel settembre 1983 ruppe volontariamente una caviglia a Maradona, ai tempi giocatore blaugrana. A Neymar un consiglio spassionato: datti una regolata. Il talento c’è, il rispetto per gli altri ancora no.