Nessuno vuol più allenatore la Nazionale. Nessuno. Che si tratti di un grande allenatore o di un giovane in rampa di lancio, la maglia azzurra è vista come un peso. Una panchina fragile, senza charme, per una squadra che gioca nei ritagli di tempo di una stagione sempre molto densa.

Perché dopo l’addio di Antonio Conte, uno che è rimasto sulla panchina italiana come parcheggiato in un garage (parole sue…) dietro però lauto compenso da quattro milioni di euro all’anno, sono arrivati in sequenza i no di Fabio Capello e Roberto Donadoni: il primo ha preferito rimanere disoccupato di lusso, il secondo la più modesta Bologna.

La domanda sorge ora spontanea: perché? Perché una volta arrivare in Nazionale era un vanto e ora è diventato un peso? I vari Bearzot, Vicini, Sacchi, Zoff, Maldini e così via suggellarono la loro carriera proprio in azzurro, chi vincendo, chi arrivandoci assai vicino. Ora, invece, dopo Calciopoli tutto è cambiato.

Perché se la crisi del calcio italiano si misura con gli scarsi risultati dei club, è altrettanto vero che tutto questo movimento negativo coinvolge anche la Nazionale italiana, che si presenterà all’Europeo 2016 con un tecnico che si è già dimesso, con una squadra dove i giovani faticano a trovare spazio e dove, in fin dei conti, manca la qualità. Quella dei singoli giocatori che possano trascinare la squadra, che possano fare la differenza.

La squadra non ha il ricambio generazionale che, ad esempio, è presente nel Belgio, una delle prossime sicure rivelazioni dei prossimi Europei, e questo deve fare riflettere, perché persa una grande certezza come Andrea Pirlo si fatica a trovarne l’erede: Verratti è un giocatore bravo, ma ancora non è riuscito ad imporsi.

E per una squadra priva di stimoli, un allenatore ne ha ancora meno. Nessun piano per il futuro e nemmeno un presidente federale che abbia idea di come uscire da questa situazione: perché se la nomina di Antonio Conte era scontata, ora per Carlo Tavecchio arriverà il difficile: trovarne il sostituto. Perché allenare la Nazionale non piace più a nessuno.