Non c’era bisogno del record per sapere che Dirk Nowitzki è uno dei più grandi realizzatori della storia dell’NBA (e, per estensione, della storia del basket stesso), ma una conferma in più non fa mai male. Coi 23 punti rifilati questa notte ai Sacramento Kings, l’ala tedesca dei Dallas Mavs ha toccato quota 26.947 punti da quando gioca nella lega, sorpassando una leggenda assoluta come Hakeem “The Dream” Olajuwon, centro nigeriano (poi naturalizzato americano) che trascinò Houston al double del ’94-’95 in contumacia di Michael Jordan, e diventando così il giocatore non statunitense più prolifico della storia dell’NBA. Ed è stato in qualche modo simbolico che il canestro che è valso il sorpasso sia arrivato con il suo movimento per eccellenza, quel tiro in sospensione dal gomito cadendo all’indietro che, per la sua natura immarcabile, è diventata l’autentica griffe del fenomeno di Wurzburg. Ecco il video:

Di record, Nowitzki ne aveva già battuti diversi. Nel gennaio 2010 era diventato il primo giocatore europeo a raggiungere e superare quota 20.000 punti in NBA; qualche giorno più tardi aveva battuto il record di presenze con la maglia dei Mavericks, la franchigia con la quale ha trascorso la sua intera carriera e della quale è il leader all-time in qualunque voce statistica: partite giocate, punti, rimbalzi, tiri da due, tiri da tre e tiri liberi; primo europeo a vincere il titolo di MVP di regular season (2007), primo europeo a essere selezionato nel primo quintetto di un All-Star Game (2007), primo in assoluto a realizzare 24 liberi consecutivi in una gara di playoff (2011). Infine, il record ufficioso più importante di tutti: nel 2011 è diventato il primo europeo a vincere l’anello da uomo-franchigia e dominatore assoluto. Certo, ci erano già riusciti altri, vedi Kukoc, Pau Gasol, Tony Parker, ma tutti avevano dovuto lasciare il palcoscenico principale a una stella più grande di loro, come Jordan, o Kobe, o Duncan. Non WunderDirk. Le Finals 2011 rappresentano il punto più alto della sua carriera, perché quell’anello è arrivato quando il momento buono sembrava già passato; contro gli Heat che, da sfavoriti, gli avevano strappato di dosso il sogno nel 2006 e contro cui Dirk si prese la più dolce delle rivincite cinque anni più tardi, nonostante questa volta i favori dei bookies fossero tutti dalla parte di LeBron James e compagni. E in quella serie finale anche lui ebbe il suo Flu-Game, come Jordan anni prima: coi Mavs sotto per 2-1, fu Nowitzki a decidere gara-4 con un canestro sulla sirena, nonostante i 39 di febbre. Fu l’anticamera del successivo trionfo.

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