Se non è la notizia dell’anno, poco ci manca. LeBron James torna ai Cleveland Cavaliers, la squadra con cui aveva giocato tutta la prima parte della sua carriera da professionista, dal 2003 al 2010, centrando una finale (2007), ma non il titolo NBA. Fu pesantemente insultato per la scelta di andare ai Miami Heat, con cui ha vinto due titoli in quattro anni centrando sempre l’ultimo atto del campionato, ma adesso sono già pronti i caroselli per il suo rientro nello stato che gli ha dato i natali, l’Ohio.

Annuncio fatto attraverso una lettera aperta a Sport Illustrated, questi i passaggi più significativi:

Torno a Cleveland per avere un’opportunità di terminare il lavoro lasciato interrotto. Non voglio che nessuno si azzardi a pensare “non andava più d’accordo con Spoelstra, con Riley, gli Heat avevano perso il controllo della situazione o cose di questo tipo”. Non è assolutamente così. Non farò una conferenza stampa o una festa. Dopo questo annuncio, sarà solo tempo di lavorare. 

Avevo lasciato Cleveland per una missione, il titolo, ne abbiamo vinti, due a Miami. Ma Miami già conosceva quella sensazione. La nostra città no, da troppo tempo. La mia missione, ora, è di vincere più titoli possibili con i Cavaliers, ovviamente. Ma quello che più conta è riportare nel nord-est dell’Ohio un trofeo dello sport professionistico.

Ho sempre creduto nella possibilità di tornare a Cleveland e terminare lì la mia carriera. Solo non sapevo quando sarebbe accaduto. Dopo questa stagione, non avevo pensato alla possibilità di diventare free agent. Ma ho due figli e mia moglie, Savannah, aspetta una bambina. Ho cominciato a pensare all’eventualità di far crescere tutta la famiglia nella mia città natale. Ho guardato anche ad altre squadre, ma non potevo lasciare Miami se non per Cleveland. Più tempo passa e più sono certo di aver fatto la scelta giusta. E questo mi rende felice. 

Non posso promettere il titolo. So quant’è difficile da conquistare. Forse non siamo pronti adesso. Chiaro, io vorrei già vincere il prossimo anno, ma sono realista. Sarà un processo lungo, più di quanto non lo sia stato dal 2010 a Miami. Sarà un test per la mia pazienza. Lo so. La situazione è nuova, c’è un tecnico nuovo. Sarò il più anziano… Sono eccitato dall’idea di giocare con talenti giovani. Penso di poter aiutare Kyrie Irving a diventare uno dei migliori playmaker della NBA ed elevare le potenzialità di Tristan Thompson e Dion Waiters. E non vedo l’ora di riabbracciare Anderson Varejao, uno dei miei compagni preferiti. 

Ma non è solo questione di squadra o di organizzazione. Mi sono sentito richiamato a Cleveland da qualcosa che va oltre il basket. E’ una responsabilità e la prendo molto seriamente. Nel nord-est dell’Ohio, niente ti viene regalato. Ti devi guadagnare tutto. Lavori per quello che hai. 

Sono pronto ad accettare questa sfida. Sì, torno a casa!“.