In lacrime. Urlando: “Cleveland, questo è per te“. La redenzione è stata completata. Il titolo tanto agognato per la città dell’Ohio, il primo a livello professionistico in qualsivoglia sport (i Browns hanno un anello nel football, ma risale a un’epoca in cui la NFL ancora non esisteva) è finalmente arrivato. Nella maniera più difficile, ma anche unica: rimontando sotto 1-3 nelle FINALI NBA, impresa mai avvenuta in passato. I Cavs di LeBron James (MVP delle Finals 2016) superano fuori casa i campioni uscenti di Golden State 89-93, chiudono 4-3 nella serie e conquistano il primo titolo della loro storia alla terza finale. Al termine di una partita intensa, ma certo non bella, in cui non si è più segnato praticamente negli ultimi 4′, eccezion fatta per il canestro da tre decisivo di Kyrie Irving, quello della ‘staffa’. LeBron James ha chiuso con una tripla-doppia in gara 7 delle FINALI, come in passato avevano saputo fare solo Jerry West nel 1969 e Janes Worthy nel 1988. Onore a King James tornato a Cleveland due anni fa dopo i due titoli e le quattro Finali in quattro anni con Miami. Questo è un successo pesante, pesantissimo, per lui ma soprattutto per una città considerata da sempre ai margini degli Stati Uniti, non solo dello sport.

SFIDA

Golden State chiude nel peggiore dei modi la stagione dei record. Le 73 vittorie resteranno senza titolo, dopo un crollo storico proprio nel momento più importante. Eppure i Warriors avevano ribaltato la serie di Finale a ovest contro OKC sotto 1-3 e dominato le prime due partite delle Finals, portandosi avanti proprio 3-1. La squalifica di Draymond Green (l’ultimo ad arrendersi con 32 punti, 15 rimbalzi e 9 assist nella partita decisiva) in gara-5 ha rotto qualcosa, l’infortunio di Andrew Bogut ha dato il colpo di grazia alla difesa, su cui era stato costruito il vantaggio. Steph Curry, il primo mvp eletto all’unanimità, non è riuscito mai ad incidere nelle Finals, e le tre triple sbagliate negli ultimi 75” (in una gara-7 da 17 punti e 6/19 al tiro) sono l’emblema del fallimento dei Warriors. Warriors che cominciano l’ultimo periodo avanti 76-75 dopo un match ricco di tensione, seppure punto a punto e quindi elettrizzante. Ezeli (partito in quintetto) e Barnes sono gli anelli deboli di Golden State, che però prova a scappare quando Curry, Thompson e Green firmano con 7 punti di fila l’87-83 con 5’38” sul cronometro. LeBron però deve scrivere la sua leggenda e si inventa il sorpasso sull’89-87 con 6 punti di fila. Thompson pareggia subito, ma si resta sull’89-89 fino a 53” dalla fine, quando Irving mette la sua firma sulla vittoria con una tripla clamorosa in faccia a Curry. Il finale è tutto d’un fiato: Curry sbaglia, LeBron si guadagna due liberi dalla sicurezza dopo aver rischiato di farsi male. 93-89, ne sbaglia uno con 10” sul cronometro ma segna quello del +4 definitivo: Golden State non ha più la forza di reagire, Cleveland vede la storia avvicinarsi. E alla sirena sono lacrime: James ce l’ha fatta, i Cavs sono campioni. King piange a dirotto anche davanti ai microfoni…. E’ il suo terzo titolo in sette Finali disputate.