Kobe Bryant ha annunciato che si ritirerà dall’attività agonistica al termine dell’attuale stagione di NBA, il massimo campionato americano professionistico di basket.

Uno dei cestisti più forti di sempre, sicuramente uno degli interpreti principe degli anni 2000, decide dunque di appendere la canotta al chiodo. E lo fa a 37 anni suonati, segno di una tenuta fisica che lo ha retto finora ma che, forse, ora inizia a venire meno: “Caro basket, sono pronto a lasciarti andare – ha scritto Kobe Bryant, una poesia dedicata allo sport che gli ha dato molto e pubblicata su The Players Tribune - mi hai fatto vivere il mio sogno di diventare un Laker e ti amerò per sempre per questo. Ma non posso amarti più con la stessa ossessione. Il mio cuore può sopportare la battaglia, la mia testa può gestire la fatica, ma il mio corpo sa che è il momento di dire addio. Questa stagione è tutto quello che mi resta”.

Una storia, quella di Kobe Bryant, divenuta presto leggenda: negli ultimi 20 anni, il Black Mamba è stato il simbolo della NBA, dello spettacolo puro e di una grande voglia di dimostrare che cos’è fare show con il mondo dello sport. E poi la sua canotta da Lakers, prima la numero 8, poi la 24 divenuta un simbolo.

Lui, cresciuto in Italia con l’ossessione di vincere sempre che hanno solo i grandissimi dello sport, l’ammissione di aver “rubato” le grandi giocate a Michael Jordan, non uno qualsiasi. Ma, come tutti, anche lui ha dovuto soccombere di fronte al fisico, al tempo che passa, inesorabile, e che impone anche ai grandissimi lo stop.

Un fisico usurato da oltre 20 stagioni con una media di 70-80 partite all’anno, qualcosa che quando smetti ti lascia segni evidenti sul corpo. E lui, Kobe, un contratto in scadenza a fine giugno, ha detto basta. Stop. Il prossimo 13 aprile lo Staples Center di Los Angeles accoglierà la sfida tra Lakers e Utah, gara che chiuderà la regular season. Un momento in cui Kobe Bryant, da semplice stella NBA, diventerà leggenda.

Terzo nella classifica dei realizzatori di sempre (meglio solo a Kareem Abdul-Jabbar e Karl Malone), 5 anelli, mvp 2008, migliore delle Finals 2009 e 2010. E poi talento, panchina, incompatibilità con Shaquille O’Neal e molto altro: tutto questo è Kobe Bryant.