Un uomo solo contro una squadra completa. LeBron James da una parte, Stephen Curry e tutte le rotazioni lunghe dei Warriors, dall’altra. Una lotta impari, alla fine. Perché per quanto il prescelto stia giocando una finale unica, non può vincere se non riceve un minimo di aiuto dai compagni. Altrimenti arriva stremato ai finali di gara. Chiaro, con Kevin Love e Irving al 100% la storia sarebbe stata comunque diversa, ma è inutile parlarne. Morale:  gara 5 della Finale NBA 2015, tra Warriors e Cavaliers, è di Golden State, che si porta così avanti 3-2 nella serie, nonostante un James da 40 punti (ancora), 14 rimbalzi e 11 assist. Predicatore nel deserto. Mozgov viene coinvolto troppo poco in attacco, J.R. Smith dura un tempo, Dellavedova ha già fatto un miracolo in gara 3, il resto è poca cosa, nonostante l’inserimento in partita di Mike Miller. Golden State a una sola vittoria dal trionfo.

GOLDEN STATE WARRIORS-CLEVELAND CAVALIERS 104-91

La partita è comunque molto bella e si decide solo nel finale, dopo aver viaggiato sempre sul filo dell’equilibrio eccezion fatta per un vantaggio di sei punti dei Cavs, quando ancora la sirena era lontana. LeBron James a metà gara era già a quota 20 punti, 8 rimbalzi, 8 assist, ma forse ha accelerato troppo nei primi 24′ per poi patire anche la stanchezza. Golden State ritrova finalmente il miglior Curry, autore di 37 punti con 7/13 da tre, e tira complessivamente meglio (48% contro 39,5%). La differenza, sostanzialmente, è tutta qui. L’allungo decisivo è arrivato negli ultimi 5′ del quarto periodo per i Warriors, che hanno iniziato ancora con Iguodala in quintetto (14 punti, 7 assist, 8 rimbalzi, il vero MVP nascosto della serie, dopo LeBron James…). Per Green, 16 punti e 9 rimbalzi, male ancora Thompson (5-14,1/4 da tre), ma per il momento la sua ‘assenza’ da queste Finals è compensata dal rendimento di Iguodala. Martedì è in programma gara 6 a Cleveland, ultima chiamata per i Cavs. gara 7 o titolo a Golden State dopo 40 anni?