Nemmeno il grande Michael Jordan si era spinto a tanto, nemmeno Kobe&Shaq nei momenti d’oro in cui andavano d’accordo, o i Lakers di Magic i Celtics di Bird oppure quelli leggendari degli anni ’60 e di Bill Russel. No solo loro ce l’hanno fatta. Loro sono i Golden State Warriors.

UNICI

Golden State si prende un posto nella storia Nba per la miglior partenza di sempre, 16 vittorie consecutive che sanno tanto di perfezione. Perché questi Warriors sono molto di più del loro irresistibile mvp Steph Curry, la rockstar che tutta l’NBA ammira. Sono una squadra, un gruppo in cui ognuno recita a memoria il proprio ruolo, ripartita con qualcosa da dimostrare nonostante il titolo conquistato a giugno. “Ci sono state tante buone squadre, ma nessuno è mai riuscito a fare quello che abbiamo fatto noi” dice con orgoglio Curry mentre esplode la festa della rumorosissima Oracle Arena, che stordisce i suoi campioni con l’urlo “Warriors-Warriors” molto prima che il 111-77 sui resti dei Lakers finisca negli annali come la vittoria numero 16 di una striscia storica che non sembra avere fine.

RECORD

Dall’opening night sembra passato un secolo, invece è storia di meno di un mese fa, del 27 ottobre, quando i campioni (senza coach Steve Kerr, che statisticamente colleziona vittorie pur lasciando la panchina al vice Luke Walton mentre si riprende da un intervento alla schiena) si sono messi l’anello al dito prima di travolgere New Orleans con 40 punti di Curry nella prima di una serie di recite da alieno. Gli avversari sono caduti uno dietro l’altro: da Houston travolta di 20 in Texas per la numero 2, a Memphis, ribaltata di 50 alla Oracle per la numero 4. Poi Brooklyn, a sorpresa unica squadra capace di trascinare i Warriors al supplementare, prima di arrendersi e diventare la numero 11. E soprattutto le due battaglie con i Clippers, i rivali che avevano dato dei “fortunati” ai Warriors per come avevano vinto il titolo lo scorso anno. La seconda sfida, la vittoria numero 13 per cui è servito risalire da un baratro profondo 23 punti, è il capolavoro di questa storica striscia, ottenuta sfondando sempre i 100 punti a partita e macinando primati di efficenza offensiva e gioco di squadra, mostrando alla Nba che è il gruppo a fare la differenza.