MIAMI (Florida, Stati Uniti) – Anelli NBA, anelli nuziali: LeBron James è il re del basket moderno e nella scorsa estate, dopo il secondo titolo consecutivo strappato in un’epica finale ai San Antonio Spurs, è convolato a nozze con Savannah, la sua fidanzata dai tempi del liceo, nonché mamma dei suoi due figli. Anche questo gesto (non le nozze, quanto il fatto di avere una moglie non certo famosa come lui…) dà il senso della grandezza del personaggio; LBJ comincia la quarta stagione a Miami, quella del possibilissimo “three-peat“, ovvero del terzo titolo consecutivo con gli Heat (impresa riuscita in passato solo a Boston Celtics, Chicago Bulls, Los Angeles Lakers), ma anche l’ultima possibile in Florida, visto che nell’estate 2014 sarà nuovamente free-agent e quindi padrone del suo destino (noi speriamo torni romanticamente a Cleveland a completare il lavoro lasciato a metà nel 2010, il che lo porrebbe veramente al pari di Michael Jordan, al di là del numero di titoli vinti). Gli Heat sono sempre gli stessi nel quintetto base, hanno aggiunto però Beasley (da Phoenix, che potrebbe rilanciarsi, e Greg Oden, ex prima scelta assoluta nel 2004, centro, difensore e stoppatore, frenato da troppi problemi fisici, ma certo non privo di talento, tornato a giocare dopo essersi ritirato e apparso tutto sommato in discreta forma. Potrebbe rendere ancora più forte una squadra sicura favorita per il titolo.

A Est gli avversari non mancano. Nei pronostici, Bulls e Nets sono date come le due principali alternative alla franchigia di Pat Riley, ma noi scegliamo invece gli Indiana Pacers come sfidante n.1, sia perché lo scorso anno Indiana perse solo a gara 7 le Finali di Conference contro Wade e compagni, sia perché è squadra già pronta e collaudata, con in più il recupero della guardia tiratrice Danny Granger, che fino a due stagioni or sono era il miglior marcatore della squadra e resta un grandissimo giocatore. La storia insegna che non è poi così facile re-inserire un giocatore, fosse anche la tua stella, in una squadra forte che si è però riequlibrata senza, e dimostrata vincente comunque, ma i Pacers non hanno solo un Granger in più, no, possono mettere sul piatto anche un’ottima panchina con Scola, Watson, Copeland. E un anno fa Indiana ebbe la miglior difesa NBA. Resta sempre l’incognità playmaker.

Chicago vuole tornare a vincere l’anello dopo l’epopea di Michael Jordan (l’ultimo targato 1998). Derrick Rose è stato visto in pre-season giocare anche meglio di prima, ma la stagione regolare è un’altra cosa. La squadra ha un Belinelli in meno, ma Dunleavy, Murphy e Snell (entrambi rookie) in più. E lo scorso anno arrivò fra le prime 4 est senza la sua stella. Rose è stato l’unico, negli ultimi cinque anni, capace di vincere un titolo di MVP della Regular Season senza chiamarsi LeBron James. Se è tornato veramente lui, divertimento assicurato.

I Brooklyn Nets hanno scelto di puntare a vincere subito, con una squadra vecchia, ma ricchissima di talento almeno nel quintetto base, Deron Williams, Joe Johnson, Paul Pierce, Kevin Garnett e Brooke Lopez. In più, ci sono Kirilenko e Terry dalla panchina. Due incognite: l’età appunto e il debutto come allenatore del grandissimo Jason Kidd (un ex playmaker, ruolo che di solito si dimostra poi ideale per la costruzione di un grande allenatore…). Ma c’è tutto per fare benissimo.

Fin qui, le squadre che in teoria dovrebbero giocarsi i primi quattro posti a Est. Poi però, ci sono le possibili sorprese, che quest’anno potrebbero/dovrebbero essere più numerose del solito. Intanto New York, che si è rinforzata con Bargnani (potrebbe giocare titolare in ala forte, con Chandler centro, e a quel punto sarebbe davvero l’ago della bilancia in casa Knicks), Metta World Peace e Udrih. Il back-court, però, Felton-Shumpert, non è sicuramente dei più solidi. Ci sarebbe anche Stoudemire, che a Phoenix era una stella assoluta. E Anthony sarà free-agent anche lui in estate… Può succedere tutto e il contrario di tutto dalle parti del Garden, ma la concorrenza a est, come abbiamo visto, è tremenda. Il titolo NBA ci pare molto lontano e manca dal 1973 a Manhattan… Washington vuole i playoff dopo il bel finale della scorsa stagione, può raggiungerli con Wall di nuovo sano, l’esperienza di Nene e Ariza, la crescita del 2° anno Beal. Cleveland sogna LeBron James nel 2014 e intanto cresce, con Irving, Waiters, la 1a scelta assoluta (l’enntesima degli ultimi anni, Bennett), Bynum e Varejao. Può… apparecchiare la tavola per il ritorno del “prescelto”. E’ sulla panchina c’è di nuovo Mike Brown. Philadelphia è partita benissimo in queste prime giornate, ha una squadra costruita con un monte salari bassissimo, che nessuno voleva allenare, tutta da scoprire. Ma è presto per dire che sarà la sorpresissima della stagione. Boston e Orlando stanno ricostruendo, Atlantab continua a perdere i pezzi pregiati restando però una discreta squadra, Toronto è intrigante con il trio DeRozan-Gay-Valanciunas, per Charlotte si prospetta un’altra annata difficile mentre Milwaukee ha rinnovato completamente il parco esterni e l’anno scorso riuscì a fare i playoff con 44 vittorie. Resta Detroit, partita bene finora, con Datome (se avrà pazienza, troverà il suo spazio) ancora da inserire e l’arrivo di Josh Smith, leader assoluto della squadra. I playoff potrebbero non essere più un miraggio.

Qui le classifiche finora.