Per un Capello che va, un Di Biagio che viene: le porte scorrevoli che conducono alla panchina della nazionale italiana per il dopo-Conte sono piuttosto affollate nelle ultime settimane, e continueranno a esserlo nelle prossime. Qualche giorno fa Fabio Capello, il candidato numero uno alla successione del futuro allenatore del Chelsea, si era chiamato fuori dalla contesa, dicendosi non interessato ad allenare una selezione nazionale – ma disse la stessa cosa della Juventus, nel 2004, un paio di mesi prima di unirsi in matrimonio coi bianconeri… – mentre oggi spunta il nome dell’attuale selezionatore dell’Under 21, in coda alle dichiarazioni rese dal presidente federale Carlo Tavecchio a Radio Anch’io Sport:

Ricordo i grandi risultati delle nostre nazionali del 1982 e 2006, abbiamo sempre vinto con la scuola federale, con una filosofia di spiccato senso di appartenenza ai colori azzurri, con quella che gli spagnoli chiamano la cantera degli allenatori. Questo può essere un progetto recuperabile. Di Biagio tra i candidati? Non ho fatto accordi o avuto contatti per una questione di stile e di comportamento. Non sono solo io a decidere ma il Consiglio Federale, porteremo a regime il maggior interesse per la nazionale

E fa niente se nel 2006 il commissario tecnico si chiamava Marcello Lippi, e di federale non aveva nemmeno il sigaro. Il punto è un altro: questa potrebbe essere la volta buona per riprendere un discorso interrotto 20 anni fa, quando fu nominato Cesare Maldini, l’ultimo cittì azzurro ad aver svolto la trafila in FIGC. Questione di filosofia o questione di soldi? Il sospetto che la Federazione voglia risparmiare qualcosa sull’ingaggio del prossimo tecnico è legittimo – il che, ovviamente, taglierebbe fuori Fabio Capella dalla lista, considerate le pretese solitamente esose del friulano, mentre accanto a Gigi Di Biagio resterebbe in corsa Donadoni.

Tavecchio ha anche dedicato un pensiero alle motivazioni che hanno condotto alla separazione con Antonio Conte:

Il contratto che abbiamo firmato con Conte nel 2014 era biennale, sapevamo tutti benissimo che l’impegno assunto sarebbe durato due anni, anche se io speravo che restasse. Credo abbia la voglia e il bisogno di sentire il profumo del campo, dello spogliatoio, del lavoro quotidiano, per questo che è passato a un grande club“.