Sfuma il sogno di Carlo Tavecchio, o almeno metà del suo sogno poiché il clamoroso dietrofront di Marcello Lippi manda in frantumi il piano del presidente della Federcalcio che prevedeva Giampiero Ventura e, appunto, Marcello Lippi, rispettivamente nei ruoli di commissario tecnico e direttore tecnico della Nazionale nel dopo Conte. E non ci sarà neppure bisogno del parere giuridico dei vertici della Corte Federale i quali avevano annunciato di esaminare la questione per prendere una decisione in merito poiché Lippi si chiama fuori dal progetto.

Come sempre, chiare ed eloquenti le sue parole che non lasciano spazio alcuno a ipotesi di ripensamento: “Lascio. L’ho detto stamattina al telefono al presidente. Sono dispiaciutissimo, ma lascio perché ho capito cosa succederà. E non mi piace“. La collaborazione dell’ex c.t. azzurro dell’Italia campione del Mondo nel 2006 avrebbe avuto come obiettivo, oltre alla supervisione tecnica, creare una sorta di “accademia” per tecnici federali in stile anni’70-’80 che vide l’avvicendarsi di figure federali del calibro di Bearzot, Vicini, Maldini alla guida della nazionale.

Il motivo del rifiuto di Lippi va rintracciato in un inghippo tecnico-legale poiché il nuovo regolamento Fifa per i servizi di procuratore sportivo vieta “rapporti fra procuratori e soggetti che svolgano funzioni in Figc“. Un banale ma rigoroso conflitto d’interessi poiché il figlio di Lippi, Davide, è un noto procuratore. A tal proposito l’ex c.t. e tecnico di Juventus e Inter prevenendo eventuali manovre dall’alto ha chiosato con risolutezza: “Mi pare di capire che si vada verso un aggiramento della norma ma io so cosa succederebbe: la situazione sarebbe strumentalizzata, e non lo accetterei. Io voglio salvaguardare la serietà di mio figlio che fa questo lavoro da più di dieci anni, e lo faceva già quando ho vinto il Mondiale“.