Ammesso che ce ne fosse bisogno, ora Antonio Conte sa come si era sentito Arrigo Sacchi, uno dei suoi modelli dichiarati, alla guida della nazionale. L’Italia, intesa anche ma non solo come maglia azzurra, non è un paese per maniaci del lavoro sul campo: le pressioni e le aspettative sono enormi come in un grande club, ma il tempo a disposizione è limitato e le sinergie con la Federazione e con la Lega Calcio tutte da conquistare. E così, reduce dalla sua prima settimana di fuoco da quando è diventato commissario tecnico, l’allenatore dei tre scudetti bianconeri si è lasciato andare al suo primo sfogo.

Non si è trattato di puro impulso, naturalmente; chi ha imparato a conoscerlo nel corso della sua relativamente giovane carriera sa che dietro le sue parole appassionate e apparentemente istintive si nasconde sempre un ragionamento lucido. “Mi si chiede di dare un’impronta nuova, ma poi devo essere messo nelle condizioni di farlo. Se non posso lavorare con questo gruppo per i prossimi quattro mesi è un problema”. Messaggio chiarissimo rivolto tanto alla FIGC quanto alla Lega Calcio: non può passare un terzo di anno solare tra un rendez-vous azzurro e un altro, altrimenti tutto ciò che si è fatto finora servirà a poco. In altre parole, Conte chiede che vengano introdotti due stage tecnici nei mesi invernali; sì, proprio quegli stage importati da Sacchi ai tempi del suo mandato e che già all’epoca avevano causato numerosi attriti con i club.

Secondo Repubblica, il messaggio è stato immediatamente recepito da Carlo Tavecchio. Non poteva essere altrimenti, in un certo senso, visto che il neopresidente federale si è fatto carico della scelta di Conte e non potrebbe sopravvivere, politicamente parlando, a un repentino fallimento (o ridimensionamento) del progetto. In ogni caso, a quanto pare, gli stage verranno approvati: si parla di una due-giorni a gennaio e un’altra a fine febbraio, sulla falsariga di quello che ottenne Prandelli nei mesi pre-Mondiali (due finestre, una a marzo con le riserve e una ad aprile con le prime linee). Al momento è difficile sperare in qualcosa di più.