Primo tempo troppo timido. Napoli prigioniero del Napoli e di Napoli. Senza motivazioni, e in assenza di queste, qualcuno deve darle. Pollice giù per Benitez. L’approccio alla gara non è all’altezza.

Pandev sblocca al 38′, dopo un inizio di gara molto equilibrato, segnato dai molti errori a centrocampo, con gli uomini di Guidolin, che vengono puniti nel loro momento migliore, al primo tiro degli azzurri. Il raddoppio arriva al 41′. Sul tabellino compare ancora il nome del macedone, ma mezzo goal va di diritto al Pipita Higuain, che serve un pallone d’oro al compagno, dopo una grande giocata, dalla fascia destra fin dentro l’area di rigore. Per Goran Pandev è un gioco di ragazzi girarsi e battere per la seconda volta in 3 minuti Brkic. Sembra chiusa, ma non è così. Il Napoli si fa male da solo. Come contro la Lazio è un autogoal a riaprire i giochi. Sugli sviluppi di un calcio d’angolo è Fernandez a battere il debuttante Rafael. Il portiere brasiliano, non può nulla. Si va al riposo sul 2 a 1.

Il secondo tempo è più vivace. Il Napoli cerca di chiuderla, ma sbaglia sempre l’ultimo passaggio, e il karma è preciso e puntuale. Se nel primo tempo gli azzurri sono passati in vantaggio nel momento migliore dell’Udinese, gli uomini di Guidolin trovano il pareggio proprio mentre Higuain e compagni sembrano avere il controllo del match. L’errore è di Inler. Palla persa a centrocampo e tiro velenoso del portoghese Bruno Fernandes, dove sicuramente l’estremo difensore Rafael poteva chiudere meglio. Il portiere brasiliano è fuori dai pali e la palla finisce in rete.

L’episodio stimolante. Come spesso accade, sembra che gli uomini di Benitez trovino le giocate migliori sempre nei momenti peggiori. E’ ancora Pandev a inventare, Higuain punta la difesa e sulla ribattuta di Brkic è Dzemaili a insaccare. Il San Paolo diventa una bolgia. La partita è bellissima. Sembra possa succedere di tutto. Benitez lo capisce e butta dentro Behrami. La sua assenza sulla mediana si è fatta sentire e come. Ma non “Basta”. E’ proprio il caso di dirlo! E’ proprio il calciatore serbo Dusan Basta a riportare in equilibrio la gara, segnando in mischia, facendosi beffe di una difesa che balla letteralmente.

Finale appassionante con entrame le squadra lunghe. Il Napoli attacca a testa bassa. Troppo bassa. L’Udinese riparte in contropiede, e su una di queste ripartenze, Gervasoni grazia Maggio, che trattiene Maicosuel,  prima di fermarlo regolarmente in tackle, in fuga tutto solo verso Rafael. Questa è l’ultima occasione della partita. L’Udinese visto il momento no in campionato sembra accontentarsi del pareggio e si ricompatta dietro. Il Napoli fatica a trovare spazio e non punge. Finisce 3 a 3. Risultato giusto, ma il Napoli esce tra i fischi dei propri tifosi, forse non tanto per l’ennesima brutta prova interna, ma proprio per come è giunta, con un’evidente assenza di carattere.

L’analisi è semplicissima. Le differenze tra il Napoli di Benitez e la Juventus di Conte è davanti agli occhi di tutti. Quando i bianconeri entrano in campo, ahimè, gli avversari (e a volte anche gli arbitri) tremano.  Il Napoli rispecchia, invece, l’immagine  pacata dell’allenatore spagnolo. Freddo, impassibile, a tratti quasi disinteressato. Il Napoli ha probabilmente bisogno di una guida dallo spirito più vulcanico.  La rosa è competitiva, non si discute, ma non si può sperare che siano sempre le giocate dei singoli a togliere le castagne dal fuoco. In campionato le prestazioni sono altalenanti, probabilmente a causa della mancanza di motivazioni. Gli scivoloni interni con Sassuolo, Parma  e Udinese non si possono paragonare alla grande prestazione di Dortmund. Benitez deve fare chiarezza sugli obiettivi. E deve farlo subito.